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Delibera N. 3963 del 26.11.2007
Definizione degli impegni applicabili a livello territoriale in materia di "Condizionalità" (Cross Compliance). Revoca della propria Delibera del 26.02.2007, n. 570.


…omissis…

 
1. di definire ai fini e per gli effetti di cui all'articolo 4 e 5 e agli allegati III e IV del regolamento (CE) n. 1782/03, e successive modifiche, e a norma del comma 1 dell'articolo 2 del Decreto Ministeriale del 15 dicembre 2006 n. 12541, modificato ed integrato con Decreto Ministeriale 18.10.2007, n. 13286, gli impegni applicabili a livello territoriale a rispetto della condizionalitá, come specificati negli allegati elenchi;
2. di inviare per competenza il presente provvedimento al Ministero  delle Politiche Agricole e Forestali nonché all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
3. di revocare la propria deliberazione del 26.02.2007, n. 570.
La presente deliberazione sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige.
 

ALLEGATO 1

 

ELENCO DEI CRITERI DI GESTIONE OBBLIGATORI DI CUI ALL'ARTICOLO 4 E ALL'ALLEGATO III DEL

REGOLAMENTO (CE) n. 1782/03

 
ELENCO “A” DEI CRITERI DI GESTIONE OBBLIGATORI APPLICABILI A DECORRERE DALL'1/1/2005 A NORMA DELL'ALLEGATO III DEL REG.(CE)1782/03
 
CAMPO DI CONDIZIONALITA': AMBIENTE
 
ATTO A1 – DIRETTIVA 79/409/CEE DEL CONSIGLIO CONCERNENTE LA CONSERVAZIONE DEGLI UCCELLI SELVATICI:
 
ARTICOLO 3, ARTICOLO 4 (PARAGRAFI 1, 2, 4), ARTICOLI 5, 7, 8
 
Recepimento

Legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” (Supplemento ordinario n. 41 G.U. n. 46 del 25 febbraio 1992) e successive modifiche ed integrazioni, artt. 1 e ss;

DPR 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” (Supplemento ordinario n. 219/L G.U. n. 248 del 23 ottobre 1997), artt. 3, 4, 5, 6 come modificato dal DPR 12 marzo 2003 n. 120 “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003);

L'elenco delle zone di protezione speciale ex direttiva 79/409 e dei proposti siti di importanza comunitaria ex direttiva 92/43/CEE è stato divulgato con D.M. 3 aprile 2000 “Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE” (G.U. n. 95 del 22 aprile 2000), corretto con comunicato in G.U. n. 130 del 6 giugno 2000 e successive modifiche;

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 3 settembre 2002 – Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000 (G.U. della Repubblica Italiana n. 224 del 24 settembre 2002);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2005 n. 427 recante “Annullamento della deliberazione 2 dicembre 1996 del Comitato per le aree naturali e protette; gestione e misure di conservazione delle zone di protezione speciale (ZPS) e delle zone speciali di conservazione (ZSC)” (G.U. n. 155 del 6 luglio 2005);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2005 n. 429 recante l'elenco delle zone di protezione speciale classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE (G.U. n. 168 del 21 luglio 2005);

Decreto del 5 luglio 2007 del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare GURI n. 170 SO167 del 24.7.2007 Elenco delle zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE;

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 17 ottobre 2007 n. 184 relativo alla “Rete Natura 2000 – Criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione relative alle zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)” (G.U. n. 258 del 6-11-2007).

 
Recepimento regionale

Legge Provinciale del 13.08.1973, n. 27 e successive modifiche (Norme per la protezione della fauna);

Legge Provinciale del 28.06.1972, n. 13 e successive modifiche (Norme per la protezione della flora alpina);

Legge Provinciale del 09.06.1978, n. 28 e successive modifiche (pesca);

Legge Provinciale del 17.07.1987, n. 14 e successive modifiche (Norme per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia);

Legge Provinciale del 25.07.1970, n. 16 e successive modifiche (Tutela del paesaggio);

Decreto del Presidente della Provincia del 26.10.2001, n. 63 e successive modifiche ed integrazioni

(Valutazione di incidenza per progetti e piani all'interno delle zone facenti parte della rete ecologica europea in attuazione della Direttiva 92/43/CEE).

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola

-Divieto di deterioramento degli habitat naturali e seminaturali, degli habitat di specie nonché di disturbo delle specie all'interno della zone di protezione speciale (ZPS) e dei siti di importanza comunitaria (SIC);

-Applicazione della valutazione di incidenza ai sensi del DPGP del 26.10.2001, n. 63 e successive modifiche per progetti e piani nei siti Natura 2000 e nelle aree limitrofe;

-Rispetto dei decreti di vincolo e di norme restrittive specifiche ai sensi della legge provinciale del 25.07.1970, n. 16 e successive modifiche;

-Rispetto delle norme di protezione delle specie previste nella legge sulla fauna ( legge provinciale del 13.08.1973, n. 27 e successive modifiche) e sulla flora ( Legge Provinciale del 28.06.1972, n. 13 e successive modifiche).

 
In assenza dei provvedimenti delle Regioni e Province Autonome, si applicano le pertinenti disposizioni di cui agli articoli 3, 4 e 5 commi 1 e 2 nonché gli “obblighi e divieti” elencati all'articolo 6 del Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 17 ottobre 2007 n. 184 relativo alla “Rete Natura 2000 – Criteri uniformi per la definizione delle misure di conservazione relative alle zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)” (G.U. n. 258 del 6-11-2007).
 
ATTO A2 – DIRETTIVA 80/68/CEE DEL CONSIGLIO CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELLE ACQUE SOTTERRANEE DALL'INQUINAMENTO PROVOCATO DA CERTE  SOSTANZE PERICOLOSE
 
ARTICOLI 4 E 5
 
Recepimento

Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale”, Articoli 103 e 104 (G.U. n. 88 del 14.04.2006 Supplemento Ordinario n. 96) e successive modifiche e integrazioni.

 
Recepimento regionale

Legge Provinciale del 18.06.2002 “Disposizioni sulle acque”, n. 8, e successive modifiche (B.U.R. 02.07.2002, n. 28):

-articolo 32, comma 1 - Divieto di scarico di acque reflue nel sottosuolo e nelle acque  sotterranee;

-articolo 35 - Disciplina dei scarichi di sostanze pericolose e le relative autorizzazioni.

 
Enti e/o gli organismi preposti alla gestione e al controllo:
Ai sensi dell'art. 56, comma 2 della legge provinciale del 18.06.2002, n. 8, la vigilanza spetta ai funzionari autorizzati dell'Agenzia per l'ambiente e, nei casi previsti dal regolamento di esecuzione, ai funzionari della ripartizione provinciale competente per le foreste e agli organi di controllo dei comuni. Per la misura dei tassi d'inquinamento delle acque e per ogni altro rilievo strumentale specialistico gli organi di cui sopra si avvalgono dei laboratori dell'Agenzia o di altri laboratori qualificati.
 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola
Nel capo III (autorizzazioni allo scarico di acque reflue e dei relativi impianti) con l'art. 38 della legge provinciale del 18.06.2002, n. 8 sono indicati i progetti da sottoporre ad approvazione e con l'art. 39 della legge provinciale del 18.06.2002, n. 8 viene indicata la procedura di collaudo delle opere e l'autorizzazione degli scarichi.
 
Impegni a livello dell'azienda agricola:

-Rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 103 e 104 del D.lgs.152/06 e degli eventuali provvedimenti assunti dall'autorità competente ai sensi degli stessi articoli;

-Autorizzazione per lo scarico di sostanze pericolose di cui all'allegato H della legge provinciale del 18.06.2002, n. 8 (tabella 5, all. 5, parte III del decreto 152/06);

-Rispetto dei valori limiti allo scarico e delle condizioni contenute nell'atto di autorizzazione.

 
ATTO A3 – DIRETTIVA 86/278/CEE DEL CONSIGLIO CONCERNENTE LA PROTEZIONE DELL'AMBIENTE, IN PARTICOLARE DEL SUOLO, NELL'UTILIZZAZIONE DEI FANGHI DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA
 
ARTICOLO 3, PARAGRAFI 1 E 2
 
Recepimento

Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 99 “Attuazione della Direttiva 86/278/CEE, concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura” (Supplemento ordinario alla GU n. 38 del 15 febbraio 1992).

 
Recepimento regionale

Legge Provinciale del 18.06.2002, n. 8, e successive modifiche, “Disposizioni sulle acque”, (B.U.R. 02.07.2002, n. 28), art. 43;

Legge Provinciale 26 maggio 2006, n. 4 “La gestione dei rifiuti e la tutela del suolo” (B.U.R. 13.6.2006, n. 24), art. 30 – Da attuazione alla direttiva a livello provinciale, definendo che l'autorizzazione è di competenza dell'Ufficio gestione rifiuti con validità max. di 5 anni.

 
Organismi preposti alla gestione e al controllo:
Agenzia Provinciale per l'Ambiente: Ufficio Gestione rifiuti
 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola
Applicazione del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 99.
 
La norma si applica alle aziende agricole sui cui terreni si esegue lo spandimento dei fanghi di depurazione dell'azienda o di terzi.
 
ATTO A4 – DIRETTIVA 91/676/CEE DEL CONSIGLIO RELATIVA ALLA PROTEZIONE DELLE ACQUE DALL'INQUINAMENTO PROVOCATO DAI NITRATI PROVENIENTI DA FONTI AGRICOLE
 
ARTICOLI 4 E 5
 
Recepimento

Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale” (G.U. n. 88 del 14.04.2006 Supplemento Ordinario n. 96) e successive modifiche e integrazioni:

-Art. 74, lett. pp, Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, definizione di “zone vulnerabili”;

-Art. 92 Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, designazione di zone vulnerabili da nitrati di origine agricola;

Sono designate vulnerabili all'inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole le zone elencate nell'allegato 7/A-III del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, nonché le ulteriori zone vulnerabili da nitrati di origine agricola designate da parte delle Regioni.

D.M. 19 aprile 1999, “Approvazione del codice di buona pratica agricola” (Supplemento Ordinario n. 86 alla G.U. n. 102 del 04-05-1999);

Decreto interministeriale 7 aprile 2006 recante “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento”, di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152. (S.O. n. 120 alla G.U. n. 109 del 12-05-2006).

 
Le Regioni e Province autonome riportano nei propri provvedimenti l' elenco delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola designate in applicazione delle direttive 91/676/CEE.
 
Le Regioni e Province autonome, a norma dell'articolo 5 comma 2 del decreto 5 agosto 2004 del Ministero delle politiche agricole e forestali, individuano sulla base delle norme di recepimento della direttiva 91/676/CEE, dove attuate a livello regionale con i Programmi di azione, gli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola.
 
In assenza dei provvedimenti delle Regioni e Province Autonome, si applicano le disposizioni di cui al titolo V del citato decreto 7 aprile 2006.
 
Recepimento regionale

Legge Provinciale del 18.06.2002 “Disposizioni sulle acque”, n. 8 (B.U.R. 02.07.2002, n. 28), art. 44 – Stoccaggio e spargimento di fertilizzanti e di pesticidi in agricoltura e relativo regolamento d'esecuzione;

Delibera della Giunta Provinciale n. 3716 del 05.11.2007 “Regolamento di esecuzione in materia di tutela delle acque” Capo II “Norme di buona pratica agricola intese a ridurre o limitare l'inquinamento delle acque”.

 
Organismi preposti alla gestione e al controllo
Ai sensi dell'art. 56, comma 2 della Legge Provinciale del 18.06.2002, n. 8 spetta la vigilanza ai funzionari autorizzati dell'Agenzia per l'ambiente nonché, nei casi previsti dal regolamento di esecuzione, ai funzionari della ripartizione provinciale competente per le foreste e agli organi di controllo dei comuni. Per la misura dei tassi di inquinamento delle acque e per ogni altro rilievo strumentale specialistico gli organi di cui sopra si avvalgono dei laboratori dell'Agenzia o di altri laboratori qualificati.
 
Per quanto riguarda lo stoccaggio di concime di produzione aziendale i comuni in collaborazione con il "Südtiroler Bauernbund" e la Ripartizione Agricoltura, hanno elaborato programmi generali per l'adeguamento delle fosse e vasche di stoccaggio esistenti e per la realizzazione di quelli mancanti.
 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola
A norma dell'articolo 5 comma 2 del decreto 5 agosto 2004 del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, a livello regionale, il presente atto prevede i seguenti impegni applicabili a livello dell'azienda agricola in conformitá a quanto stabilito dal regolamento di esecuzione (Delibera della Giunta Provinciale n. 3716 del 05.11.2007) della legge provinciale del 18.06.2002, n. 8:

- Disponibilità di idonei depositi per lo stoccaggio degli effluenti di allevamento (Articolo 18 del regolamento di esecuzione);

- Rispetto dei divieti di utilizzo nei periodi e nelle situazioni stabilite (periodo invernale, in prossimità di corsi d'acqua, su terreno gelato o innevato, ecc) (Articolo 17 del regolamento di esecuzione);

- Rispetto del carico massimo di bestiame (UBA/ha) (Articolo16 del regolamento di esecuzione)

 
ATTO A5 – DIRETTIVA 92/43/CEE DEL CONSIGLIO RELATIVA ALLA CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT NATURALI E SEMINATURALI E DELLA FLORA E DELLA FAUNA SELVATICHE
 
ARTICOLI 6, 13, 15, E 22 (LETTERA B)
 
Recepimento

Legge 11 febbraio 1992, n. 157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” (Supplemento ordinario n. 41 G.U. n. 46 del 25 febbraio 1992) e successive modifiche e integrazioni, artt. 1 e ss;

DPR 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” (Supplemento ordinario n. 219/L alla G.U. n. 248 del 23 ottobre 1997), artt. 3, 4, 5, 6 come modificato dal DPR 12 marzo 2003 n. 120 “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche” (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003);

L'elenco delle zone di protezione speciale ex direttiva 79/409/CEE e dei proposti siti di importanza comunitaria ex direttiva 92/43/CEE è stato divulgato con D.M. 3 aprile 2000 “Elenco dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE” (G.U. n. 95 del 22 aprile 2000, corretto con comunicato in G.U. n. 130 del 6 giugno 2000 e successive modifiche;

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2004 Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (G.U. n. 167 del 19 luglio 2004);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 3 settembre 2002 – Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000 (G.U. n. 224 del 24 settembre 2002);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2005 n. 427 recante “Annullamento della deliberazione 2 dicembre 1996 del Comitato per le aree naturali e protette; gestione e misure di conservazione delle zone di protezione speciale (ZPS) e delle zone speciali di conservazione (ZSC)” (G.U. n. 155 del 6 luglio 2005);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2005 n. 428 recante l'elenco dei proposti siti d'importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea (G.U. n. 157 dell'8 luglio 2005);

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 25 marzo 2005 n. 430 recante l'elenco dei proposti siti d'importanza comunitaria per la regione biogeografia continentale (G.U. n. 156 del 7 giugno 2005);

Decreto del 5 luglio 2007 del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare GURI n. 170 SO167 del 24.7.2007 Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografia mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE;

Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 17 ottobre 2007 n. 184 relativo alla “Rete Natura 2000 – Criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione relative alle zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)” (G.U. n. 258 del 6-11-2007).

 
Le Regioni e Province autonome, a norma dell'articolo 5 comma 2 del Decreto 5 agosto 2004 del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, definiscono sulla base delle norme di recepimento della Direttiva 92/43/CEE, dove completamente attuate a livello regionale, gli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola.
 
Recepimento regionale

azioni (Norme per la protezione della flora alpina);

Legge Provinciale del 09.06.1978, n. 28 e successive modifiche ed integrazioni (pesca);

Legge Provinciale del 17.07.1987, n. 14 e successive modifiche ed integrazioni

(Norme per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia);

Legge Provinciale del 25.07.1970, n. 16 e successive modifiche (Tutela del paesaggio);

Decreto del Presidente della Provincia del 26.10.2001, n. 63 e successive modifiche ed integrazioni (Valutazione di incidenza per progetti e piani all'interno delle zone facenti parte della rete ecologica europea in attuazione della Direttiva 92/43/CEE).

 
Enti e/o gli organismi preposti alla gestione e al controllo:

Provincia Autonoma di Bolzano: Ripartizione Natura e paesaggio, Ripartizione Foreste e Consorzio Parco nazionale dello Stelvio.

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola

-Divieto di deterioramento degli habitat naturali e seminaturali, degli habitat di specie nonché di disturbo delle specie all'interno della zone di protezione speciale (ZPS) e dei siti di importanza comunitaria (SIC);

-Applicazione della valutazione di incidenza ai sensi del DPGP del 26.10.2001, n. 63 e successive modifiche per progetti e piani nei siti Natura 2000 e nelle aree limitrofe;

-Rispetto dei decreti di vincolo e di norme restrittive specifiche ai sensi della legge provinciale 16/1970;

-Rispetto delle norme di protezione delle specie previste nella legge sulla fauna ( LP 27/73) e sulla flora ( LP 13/72).

 
In assenza dei provvedimenti delle Regioni e Province Autonome, si applicano le pertinenti disposizioni di cui all'articolo 2 del Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 17 ottobre 2007 n. 184 relativo alla “Rete Natura 2000 – Criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione relative alle zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)” (G.U. n. 258 del 6-11-2007).
 
CAMPO DI CONDIZIONALITA': SANITA' PUBBLICA, SALUTE, IDENTIFICAZIONE E REGISTRAZIONE DEGLI ANIMALI
 
ATTO  A6 - DIRETTIVA 92/102/CEE DEL CONSIGLIO DEL 27 NOVEMBRE 1992, (MODIFICATA DAL REGLAMENTO (CE) N. 21/2004) RELATIVA ALL'IDENTIFICAZIONE E ALLA REGISTRAZIONE DEGLI ANIMALI:
 
ARTICOLI 3, 4 E 5.
 
ATTO A7 - REGOLAMENTO (CE) N. 2629/97 DELLA COMMISSIONE (ABROGATO DAL REGOLAMENTO (CE) N. 911/2004) CHE STABILISCE MODALITÀ DI APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO (CE) N. 820/97 (ABROGATO DAL REGOLAMENTO (CE) N. 1760/2000)  PER QUANTO RIGUARDA I MARCHI AURICOLARI, IL REGISTRO DELLE AZIENDE E I PASSAPORTI PREVISTI DAL SISTEMA DI  IDENTIFICAZIONE E DI REGISTRAZIONE DEI BOVINI:
 
ARTICOLI 6 E 8.
 
ATTO A8 - REGOLAMENTO (CE) N. 1760/2000 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO CHE ISTITUISCE UN SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE E REGISTRAZIONE DEI BOVINI E RELATIVO ALL'ETICHETTATURA DELLE CARNI BOVINE E DEI PRODOTTI A BASE DI CARNI BOVINE E CHE ABROGA IL REGOLAMENTO (CE) N. 820/97:
 
ARTICOLO 4 E 7.
 
ATTO A8 BIS - REGOLAMENTO (CE) N. 21/2004 DEL CONSIGLIO DEL 17 DICEMBRE 2003 CHE ISTITUISCE UN SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE E REGISTRAZIONE DEGLI OVINI E DEI CAPRINI E CHE MODIFICA IL REGOLAMENTO (CE) 1782/2003 E LE DIRETTIVE 92/102/CEE E 64/432/CEE (GU L 5 DEL 9.1.2001, PAGINA 8):
 
ARTICOLI 3, 4 E 5.
 
Recepimento

D.P.R. 30 aprile 1996, n. 317 “Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 92/102/CEE relativa all'identificazione e registrazione degli animali.”(G.U. 14.06.1996 n. 138);

D.M. 16 maggio 2007 recante modifica dell'Allegato IV del D.P.R. 317/96 (G.U. 28.06.2007 n. 148);

D.P.R. 19 ottobre 2000, n. 437 “regolamento recante modalità per l'identificazione e la registrazione dei bovini” (G.U. 06.02.2001 n. 30);

DM 31 gennaio 2002 “Disposizioni in materia di funzionamento dell'anagrafe bovina” (G.U. 26 marzo 2002 n. 72) come modificato dal Decreto Interministeriale del 13 ottobre 2004 (G.U.  11.10.2005, n. 237) a sua volta modificato dal Decreto ministeriale 23 gennaio 2007 (G.U. del 29.03.2007, n. 74);

Provvedimento 26 maggio 2005 concernente Accordo Stato-Regioni recante “Approvazione del manuale operativo per la gestione dell'anagrafe bovina” (Supplemento Ordinario n. 166 alla G.U. n. 243 del 18.10.2005);

Legge della Provincia Autonoma di Bolzano n. 9 del 27 aprile 1995 e successive modifiche, recante disposizioni per l'istituzione dell'anagrafe provinciale del bestiame e delle aziende di allevamento e disposizioni urgenti nel settore dell'agricoltura (B.U.R. n.24 del 16 maggio 1995);

Legge della Regione Valle d'Aosta 26 marzo 1993, n. 17, recante "Istituzione dell'anagrafe regionale del bestiame e delle aziende agricole";

Legge della Regione Valle d'Aosta 28 aprile 2003, n. 17 "Istituzione e gestione del sistema informativo agricolo regionale (S.I.A.R.) e dell'Anagrafe regionale delle aziende agricole valdostane”.

 
Recepimento regionale

Legge della Provincia Autonoma di Bolzano n. 9 del 27 aprile 1995 e successive modifiche, recante disposizioni per l'istituzione dell'anagrafe provinciale del bestiame e delle aziende di allevamento e disposizioni urgenti nel settore dell'agricoltura (B.U.R. n. 24 del 16 maggio 1995);

Decreto del Direttore del servizio veterinario provinciale 5 gennaio 1999, n. 18/17, relativo all'approvazione del registro aziendale (B.U.R. n. 9 supp. n. 2 del 16.02.1999);

Decreto del Direttore del servizio veterinario provinciale 23 aprile 2003 n. 18/1107 relativo “Disposizioni sanitarie per la movimentazione di bovini in provincia di Bolzano” (B.U.R. n. 18 del 06.05.2003);

Decreto del Direttore del servizio veterinario provinciale 24 febbraio 2003, n. 18/540, relativo all'approvazione del documento di identificazione individuale della specie bovina (B.U.R. n. 9 del 04.03.2003).

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola

-Registrazione degli animali  tramite ASL, oppure direttamente nella BDN con accesso tramite smart card, oppure tramite organizzazioni professionali di categoria oppure altro operatore autorizzato;

-Comunicazioni al Servizio veterinario competente per territorio di eventuali variazioni anagrafiche e fiscali dell'azienda;

-Effettuazione della marcatura dei bovini entro 20 giorni dalla nascita, o prima che l'animale lasci l'azienda; nel caso di importazione di un capo da paesi terzi, entro 20 giorni dai controlli di ispezione frontaliera. Presenza di marcatura su tutti gli animali provenienti dai nuovi  Stati Membri, movimentati in seguito alla data dell'1 maggio 2004 (data di adesione all'UE);

-Compilazione, contestuale alla marcatura, del passaporto;

-Aggiornamento del registro aziendale entro 7 giorni dall'identificazione; (NB: Cedola non viene più rilasciata , viene rilasciato subito il passaporto);

-Registrazione diretta delle nascite in BDR e in seguito in BDN dopo la marcatura e il rilascio del passaporto;

-Rilascio e vidimazione, da parte del marcatore, del passaporto;

-Comunicazioni al Servizio veterinario competente per territorio di eventuali smarrimenti di marchi auricolari e passaporti;

-Aggiornamento del registro di stalla entro 7 giorni e comunicazione alla BDR entro 7 giorni, degli eventi (morti, movimentazioni. ingressi e uscite);

-Consegna del passaporto dell'animale al Servizio veterinario dell'ASL, in caso di decesso in azienda, entro 7 giorni;

-Nel caso il capo scambiato con un altro Paese UE venga immediatamente macellato, non occorre comunicare la richiesta di iscrizione in anagrafe;

-Per bovini introdotti in allevamento: annotazione del passaggio di proprietà sul retro del passaporto e aggiornamento entro 7 giorni del registro di stalla;

-Comunicazione delle variazioni entro 7 giorni al Servizio veterinario;

-Richiesta all'ASL del modello 4 solo per gli animali movimentati fuori provincia;

 
ELENCO “B” DEI CRITERI DI GESTIONE OBBLIGATORI APPLICABILI A DECORRERE DALL'1/1/2006 A NORMA DELL'ALLEGATO III DEL REGOLAMENTO (CE) 1782/03
 
CAMPO DI CONDIZIONALITA': SANITA' PUBBLICA, SALUTE, IDENTIFICAZIONE E REGISTRAZIONE DEGLI ANIMALI
 
ATTO  B9 - DIRETTIVA 91/414/CEE DELCONSIGLIO CONCERNENTE L'IMMISSIONE IN COMMERCIO DEI PRODOTTI FITOSANITARI
 
ARTICOLO 3
 
Recepimento

Decreto legislativo n. 194 del 17 marzo 1995 "Attuazione della dir. 91/414/CEE in materia di immissione in commercio di prodotti fitosanitari" (G.U. n. 122 del 27 maggio 1995, SO n. 60);

D.P.R. n. 290 del 23 aprile 2001 Regolamento di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione alla produzione, alla immissione in commercio e alla vendita di prodotti fitosanitari e relativi coadiuvanti (n. 46, allegato 1, legge n. 59/1997) [art. 42]  (G.U. 18.07.2001 n. 165 S.O.);

Circolare MiPAF 30/10/2002 Modalità applicative dell'art. 42 del decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290, relativo ai dati di produzione, esportazione, vendita ed utilizzo di prodotti fitosanitari e coadiuvanti di prodotti fitosanitari (G.U. 5 febbraio 2003, n. 29, S.O. n. 18);

Decreto del Ministro della salute 9 agosto 2002 (G.U. n. 265 del 12 Novembre 2002);

Decreto del Ministro della salute 27 agosto 2004 relativo ai prodotti fitosanitari: limiti massimi di residui delle sostanze attive nei prodotti destinati all'alimentazione (GU n. 292 del 14 dicembre 2004 - Suppl. Ordinario n. 179).

 
Recepimento regionale

Decreto del Presidente della Giunta provinciale del 16 novembre 1989, n. 29, Regolamento concernente «Norme riguardanti l'impiego di antiparassitari in agricoltura». (Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige 27.12.1989, n. 55);

Deliberazione della Giunta provinciale 2 aprile 2002, n. 1110 Provvedimenti concernenti l'attuazione del DPR 23 aprile 2001, n. 290 in materia di commercializzazione, vendita ed utilizzo di prodotti fitosanitari e relativi coadiuvanti (Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige 30.4.2002, n. 18/I-II);

Delibera della Giunta Provinciale n. 3716 del 05.11.2007 “Regolamento di esecuzione in materia di tutela delle acque”.

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola:

-L'impiego di prodotti fitosanitari deve avvenire nel più rigoroso rispetto delle norme riportate sull'etichetta;

-È vietato l'impiego di prodotti fitosanitari non registrati dal Ministero della Salute;

-Durante l'utilizzo di prodotti fitosanitari bisogna evitare che la miscela non sia spruzzata su appezzamenti o edifici adiacenti o acque pubbliche o private;

-Le operazioni di riempimento, preparazione e travaso della miscela devono essere condotte in modo tale da evitare qualsiasi spandimento sul suolo o delle acque;

-Il lavaggio delle attrezzature per la distribuzione degli prodotti fitosanitari è vietata nei centri abitati, in prossimità dei corsi d'acqua, pozzi, sorgenti, fossi;

-Eventuali miscele residue e acque di lavaggio delle attrezzature possono essere distribuite esclusivamente sul proprio terreno;

-I prodotti fitosanitari devono esse conservati in appositi locali o in appositi armadi chiusi a chiave;

-Per l'acquisto di prodotti fitosanitari classificati „molto tossici“, „tossici  o „nocivi  è necessario un'apposita autorizzazione rilasciata dall'ufficio provinciale per la frutti-viticoltura;

-Gli utilizzatori di prodotti fitosanitari e relativi coadiuvanti sono obbligati di tenere presso l'azienda un registro controfirmato dei trattamenti effettuati durante l'anno.

 
ATTO  B10 – DIRETTIVA 96/22/CE DEL CONSIGLIO E SUCCESSIVE MODIFICHE APPORTATE DALLA DIRETTIVA 2003/74/CEE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, CONCERNENTE IL DIVIETO D'UTILIZZAZIONE DI TALUNE SOSTANZE AD AZIONE ORMONICA, TIREOSTATICA E DELLE SOSTANZE BETA-AGONISTE NELLE PRODUZIONI ANIMALI E ABROGAZIONE DELLE DIRETTIVE 81/602/CEE, 88/146/CEE E 88/299/CEE
 
ARTCOLI 3, 4, 5 (+5A) E 7
 
Recepimento

Decreto dirigenziale del 14/10/2004 del Ministero della Salute (G.U. n. 245 del 18/10/2004);

Decreto legislativo n. 158 del 16.03.2006 “Attuazione della direttiva 2003/74/CE concernente il divieto di utilizzazione di talune sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta-agoniste nelle produzioni di animali” (G.U. n. 98 del 28 aprile 2006).

 
ATTO  B11 –  REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO CHE STABILISCE I PRINCIPI E I REQUISITI GENERALI DELLA LEGISLAZIONE ALIMENTARE, ISTITUISCE L'AUTORITA' EUROPEA PER LA SICUREZZA ALIMENTARE E FISSA LE PROCEDURE NEL CAMPO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE
 
ARTICOLI 14, 15, 17 (PARAGRAFO 1), 18, 19 E 20
 

Articolo 4, paragrafo 1, e parte “A” dell'allegato I del Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sull'igiene dei prodotti alimentari (GUCE L139 del 30 aprile 2004);

Articolo 3, paragrafo 1, e allegato III del Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sull'igiene dei prodotti alimentari di origine animale (GUCE L139 del 30 aprile 2004);

Articolo 5, paragrafi 1, 5 e 6 e allegati I e III del Regolamento (CE) n. 183/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 gennaio 2005 che stabilisce requisiti per l'igiene dei mangimi (GUCE L035 dell' 8 febbraio 2005);

Decreto del Ministro delle Attività Produttive e del Ministro delle Politiche agricole e forestali 27 maggio 2004 recante “rintracciabilità e scadenza del latte fresco” (G.U. n. 152 dell'1.7.2004);

Decreto del Ministro delle Attività Produttive e del Ministro delle Politiche agricole e forestali 14 gennaio 2005 recante “linee guida per la stesura del manuale aziendale per la rintracciabilità del latte” (G.U. n. 30 del 7.2.2005);

Linee guida approvate dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 15 dicembre 2005 (S.O. alla G.U. n. 294 del 19 dicembre 2005);

Provvedimento 18 aprile 2007, n 84/CSR Intesa, ai sensi dell'art. 8, c. 6 della L. 05.06.2003, n. 131, tra il Governo, le regioni le province autonome di Trento e di Bolzano su “Linee Guida vincolanti per la gestione operativa del sistema di allerta rapida per mangimi”. (G.U. 107 del 10.05.2007).

 
ATTO B 12 – REGOLAMENTO (CE) N. 999/2001 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO RECANTE DISPOSIZIONI PER LA PREVENZIONE, IL CONTROLLO E L'ERADICAZIONE DI ALCUNE ENCEFALOPATIE SPONGIFORMI TRASMISSIBILI
 
ARTICOLI 7, 11, 12, 13 e 15
 
ATTO  B13 - DIRETTIVA 85/511/CEE DEL CONSIGLIO CONCERNENTE MISURE COMUNITARIE DI LOTTA CONTRO L'AFTA EPIZOOTICA, ABROGATA DALLA DIRETTIVA 2003/85/CE DEL CONSIGLIO, DEL 29 SETTEMBRE 2003, RELATIVA A MISURE COMUNITARIE DI LOTTA CONTRO L'AFTA EPIZOOTICA
 
ARTICOLO  3
 
Recepimento

Decreto Legislativo 18 settembre 2006, n. 274 “Attuazione della direttiva 2003/85/CE relativa a misure comunitarie di lotta contro l'afta epizootica” (G.U. n. 258 del 6.11.2006 S.O. n. 210).

 
ATTO  B14 - DIRETTIVA 92/119/CEE DEL CONSIGLIO CONCERNENTE L'INTRODUZIONE DI MISURE GENERALI DI LOTTA CONTRO ALCUNE MALATTIE DEGLI ANIMALI NONCHE' DI MISURE SPECIFICHE PER LA MALATTIA VESCICOLARE DEI SUINI
 
ARTICOLO  3
 
Recepimento
 

DPR n. 362 del 17.5.1996 relativo alla “Introduzione di misure generali di lotta contro alcune malattie degli animali nonché di misure specifiche per la malattia vescicolare dei suini  (G.U. n. 115 del 10.7.1996 SO n. 115).

 
ATTO  B15 - DIRETTIVA 2000/75/CE DEL CONSIGLIO CHE STABILISCE DISPOSIZIONI SPECIFICHE RELATIVE ALLE MISURE DI LOTTA E DI ERADICAZIONE DELLA FEBBRE CATARRALE DEGLI OVINI
 
ARTICOLO  3
 
Recepimento

Decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 225 recante Attuazione della direttiva 2000/75/CE relativa alle misure di lotta e di eradicazione del morbo «lingua blu» degli ovini (G.U. n. 194 del 22.8.2003 SO n. 138).


ELENCO “C” DEI CRITERI DI GESTIONE OBBLIGATORI APPLICABILI A DECORRERE DALL'1/1/2007 A NORMA DELL'ALLEGATO III DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1782/03
 
CAMPO DI CONDIZIONALITA': IGIENE E BENESSERE DEGLI ANIMALI
 
ATTO C16 – DIRETTIVA 91/629/CEE DEL CONSIGLIO DEL 19 NOVEMBRE 1991, CHE STABILISCE LE NORME MINIME PER LA PROTEZIONE DEI VITELLI
 
ARTICOLI 3 E 4
 
Recepimento

Decreto legislativo n. 533 del 30 dicembre 1992  “Attuazione della direttiva 91/629/CEE che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli” (S.O. alla G.U. 11.01.1993 n. 7 ) modificato dal DLgs. 1° settembre 1998, n. 331 (attuazione della direttiva 97/2/CE) - G.U. n. 224 del 25/09/1998 – rettifica sulla G.U. n. 181 del 04/08/1999;

Nota esplicativa del 25 luglio 2006, del Ministero della Salute – Procedure per il controllo del benessere animale negli allevamenti di vitelli (G.U. n. 205 del 4 settembre 2006).

 
Recepimento regionale

Legge della Provincia Autonoma di Bolzano del 15.05.2000, n. 9, relativo agli interventi per la protezione degli animali e prevenzione del randagismo (B.U.R. n. 23 del 30.05.2000);

Decreto del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano del 11.07.2005, n. 31, Regolamento di esecuzione in materia di protezione degli animali (G.U. 13.09.2005, n. 37).

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola

-È vietato legare i vitelli fino a 6 mesi di età; in caso di vitelli stabulati a gruppi, questi possono essere legati per un massimo di un' ora durante la somministrazione del latte;

-ai vitelli deve essere somministrato il colostro entro le prime 6 ore di vita;

-a partire della seconda settimana di vita, i vitelli devono avere libero accesso all' acqua;

-dopo  l' 8° giorno di vita devono disporre di alimenti secchi contenente fibre digeribile, la somministrazione di foraggi deve avvenire 2 volte al giorno;

-il pavimento  della zona di riposo degli animali deve essere isolata termicamente e antiscivolo;

-per vitelli fino a 2 mesi di età la lettiera deve essere formata da paglia o materiale simile;

-le pareti divisorie dei box devono permettere il contatto diretto e visivo fra gli animali;

-la stalla deve essere illuminata almeno 8 ore al giorno;

-vitelli di età superiore ad 8 settimane devono essere stabulati a gruppi con sufficiente spazio a disposizione:

animali fino a 150 kg                       1,5 m²

animali da 150 a 220 kg                  1,7 m²

animali oltre 220 kg                         1,8 m²;

-è vietato:

-l' uso della museruola,

-la decornuazione senza anestesia a vitelli di età superiore a 3 settimane,

-il mozzamento della coda a meno che non venga eseguito per motivi terapeutici.


ATTO  C17 – DIRETTIVA 91/630/CEE DEL CONSIGLIO DEL 19 NOVEMBRE 1991, E SUCCESSIVE MODIFICHE, CHE STABILISCE LE NORME MINIME PER LA PROTEZIONE DEI  SUINI
 
ARTICOLO 3 E ARTICOLO 4, PARAGRAFO 1
 
Recepimento

Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 534 – Attuazione della direttiva 91/630/CEE che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini (S.O. alla G.U. 11.01.1993 n. 7) modificato dal DLgs. 20 febbraio 2004, n. 53 (attuazione delle direttive 2001/88/CE e 2001/93/CE) - G.U. n. 49 del 28/02/2004;

Nota esplicativa del 2 marzo 2005, del Ministero della Salute – Procedure per il controllo del benessere animale negli allevamenti di suini.

 
Recepimento regionale

Legge della Provincia Autonoma di Bolzano del 15.05.2000, n. 9, relativo agli interventi per la protezione degli animali e prevenzione del randagismo (B.U.R. n. 23 del 30.05.2000);

Decreto del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano del 11.07.2005, n. 31, Regolamento di esecuzione in materia di protezione degli animali (G.U. 13.09.2005, n. 37).

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola

-È vietato l'utilizzo di attacchi per scrofe e scrofette;

-in aziende con almeno 10 scrofe, le stesse nel periodo compreso tra 4 settimane dopo la fecondazione e 1 settimana prima della data prevista per il parto, devono essere allevate in gruppo;

-nella settimana precedente al parto le scrofe devono disporre di materiale da lettiera in quantitá sufficiente, gli stalli da parto devono essere sufficientemente grandi e disporre di uno spazio libero per i suinetti;

-i verri devono potersi muovere liberatamene nei loro box e avere contatto visivo, uditivo e olfattivo con gli altri suini e disporre di almeno 6m²;

-la stalla deve essere illuminata per almeno 8 ore al giorno con una intensitá della luce di almeno 40 lux;

-la zona di riposo degli animali deve essere isolata termicamente e pulita, con un adeguato sistema di eliminazione dei liquami e sufficientemente grande, in modo che permetta agli animali di riposare insieme contemporaneamente, il pavimento della zona dei lattonzoli deve essere senza fessure o ricoperto con materiale adeguato;

-i suini devono essere alimentati almeno 1 volta al giorno in modo che tutti gli animali del gruppo abbiano accesso contemporaneamente agli alimenti;

-a partire dalla 2. settimana di età devono avere libero accesso all' acqua;

-in tutte le aziende di nuova costruzione o ristrutturate i suini devono avere sufficientemente materiale per le loro attivitá di esplorazione, come paglia, fieno, segatura o torba;

-suini all' ingrasso e suinetti devono essere allevati in modo da evitare lotte tra di loro;

-la limatura o la spuntatura dei canini è permesso solo fino al 7.giorno di vita, lasciando una superficie liscia e intatta, la riduzione delle zanne dei verri è permesso solo per motivi di sicurezza;

-il mozzamento della coda è permessa solo in casi eccezionali, per la salvaguardia della sicurezza dell' animale,

-la castrazione o il mozzamento della coda dopo il 7° giorno di vita può essere eseguito solo da un veterinario e sotto anestesia;

-l' utilizzo della mordecchia è consentita solo in caso di stabulazione libera.

 
ATTO  C18 – DIRETTIVA 98/58/CE DEL CONSIGLIO DEL 20 LUGLIO 1998, RIGUARDANTE LA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI
 
ARTICOLO 4
 
Recepimento

Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 146 "Attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti". (GU n. 95 del 24 aprile 2001) modificato dalla Legge 27/12/2004, n. 306 - G.U. 27/12/2004, n. 302;

Circolare del Ministero della Salute del 5 novembre 2001, n. 10 – G.U. n. 277 del 28/11/2001.

 
Recepimento regionale

Legge della Provincia Autonoma di Bolzano del 15.05.2000, n. 9, relativo agli interventi per la protezione degli animali e prevenzione del randagismo (B.U.R. n. 23 del 30.05.2000);

Decreto del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano del 11.07.2005, n. 31, Regolamento di esecuzione in materia di protezione degli animali (G.U. 13.09.2005, n. 37)

 
Descrizione degli impegni applicabili a livello dell'azienda agricola
Bovini:

- Devono essere ricoverati in ambiente che presenti un clima adeguato; deve essere disponibile un posto sufficientemente spazioso;

- I trainer elettrici possono essere utilizzati solo per le vacche e i bovini di età superiori a 18 mesi. A tale scopo possono essere utilizzati attrezzi adatti. Nei giorni che procedono il parto e fino ad una settimana dello stesso il trainer elettrico deve essere spostato fino alla posizione superiore;

- Nelle stalle a stabulazione libera i passaggi devono essere sufficientemente ampi. Ad ogni animale deve essere riservato uno spazio sufficiente per l'assunzione del cibo.

 
Ovini e caprini:

- Qualora gli ovini e caprini vengano tenuti costantemente legati, si deve provvedere a far sì che gli stessi durante i mesi estivi abbiano la possibilità di muoversi all'aperto;

- Deve essere disponibile un posto sufficientemente ampio in base alle dimensioni degli animali;

- Le pecore da lana devono essere tosate almeno una volta all'anno.

 
Cavalli:

- I cavalli devono essere ricoverati assieme ad animali della stessa specie o ad altri animali socialmente compatibili;

- I cavalli a cui non è permesso muoversi al di fuori della stalla per almeno un ora al giorno non possono essere tenuti legati, a meno che non si tratti di ricovero di breve durata;

- Gli stalloni da monta devono essere ricoverati in un box sufficientemente spazioso e non possono essere tenuti legati;

- Le lettiere dei box devono essere cosparse con uno strame adatto e in quantità sufficiente.

 

ALLEGATO 2

 

ELENCO DELLE NORME PER IL MANTENIMENTO DEI TERRENI IN BUONE CONDIZIONI AGRONOMICHE E AMBIENTALI

 

(Regolamento (CE) n. 1782/03, articolo 5 e allegato IV)

 

CAMPO DI CONDIZIONALITA': BUONE CONDIZIONI AGRONOMICHE E AMBIENTALI

 
Obiettivo 1: EROSIONE DEL SUOLO: Proteggere il suolo mediante misure idonee
 
NORMA 1.1: Interventi di regimazione temporanea delle acque superficiali di terreni in pendio
 
Ambito di applicazione: Superfici di cui alla lettera a) del comma 3 dell'articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286.
 
 
Descrizione della norma e degli adempimenti
Al fine di favorire la protezione del suolo dall'erosione, la norma si applica esclusivamente ai terreni declivi che manifestano fenomeni erosivi evidenziabili dalla presenza di incisioni diffuse (rigagnoli) in assenza di sistemazioni.
La norma prevede la realizzazione di solchi acquai temporanei, per cui l'acqua piovana raccolta, anche a monte dell'appezzamento considerato, mantenga una velocità tale da non pregiudicare la funzione del solco stesso e sia convogliata in fossi ed alvei naturali, disposti ai bordi dei campi, ove esistenti.
Sono esenti dall'adempimento della presente norma le superfici stabilmente inerbite o impegnate con colture che permangono per l'intera annata agraria.
Qualora i fenomeni erosivi del suolo siano presenti nonostante l'applicazione della suddetta norma la condizionalitá è da ritenersi rispettata.
 
 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto Decreto, e successive modifiche e integrazioni, a livello provinciale la presente norma prevede la realizzazione di solchi acquai temporanei, ad andamento livellare o comunque trasversale alla massima pendenza. I solchi devono essere realizzati in funzione delle caratteristiche specifiche dell'appezzamento e devono avere una distanza tra loro non superiore ad 80 m. Nel caso di ricorso alla deroga, in considerazione dell'elevata acclività o dell'assenza di canali naturali o artificiali dove convogliare l'acqua raccolta dai solchi acquai temporanei, è necessario realizzare fasce inerbite finalizzate al contenimento dell'erosione e ad andamento trasversale rispetto alla massima pendenza, di larghezza non inferiore a metri 5 e ad una distanza, tra loro, non superiore a metri 60, comunque nel rispetto di modalità in grado di assicurare la sicurezza delle macchine e dei relativi operatori.
 
Deroghe
Sono ammesse laddove, oltre una determinata pendenza, vi siano rischi per la stabilità del mezzo meccanico necessario alla realizzazione dei solchi acquai,  o laddove sia assente una rete di canali naturali o artificiali dove convogliare l'acqua raccolta dai solchi acquai temporanei, o nelle zone con suoli con evidenti fenomeni di soliflusso così come individuate dalle Regioni o Province Autonome. I predetti impegni alternativi non si applicano alle colture autunno-vernine seminate prima del 31 dicembre 2006.
Nel territorio della Provincia Autonoma di Bolzano, l'individuazione delle zone con suoli con evidenti fenomeni di soliflusso, ai fini dell'applicazione della deroga, viene effettuata sulla base della cartografia tecnica denominata “Catasto frane (IFFI)”, approvato con Delibera della Giunta provinciale n. 848 del 13.03.2003. In tali zone, gli impegni alternativi finalizzati a proteggere il suolo dall'erosione sono l'esecuzione di fasce inerbite o altri interventi conservativi equivalenti.
 
Obiettivo 2: SOSTANZA ORGANICA DEL SUOLO: Mantenere i livelli di sostanza organica del suolo mediante opportune pratiche
 
NORMA 2.1: Gestione delle stoppie e dei residui colturali

Ambito di applicazione: Superfici di cui alle lettere a) e b) del comma 3 dell'articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti:
 
Al fine di favorire la preservazione del livello di sostanza organica presente nel suolo nonché la tutela della fauna selvatica e la protezione dell'habitat, è opportuno provvedere ad una corretta gestione dei residui colturali.
È pertanto vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati.
 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto decreto, e successive modifiche e integrazioni, tenuto conto delle condizioni del suolo, del clima, dei sistemi aziendali esistenti a livello provinciale e a norma della Legge provinciale n. 8 del 16.03.2000, articolo 13 la presente norma prevede i seguenti impegni:

- il divieto della bruciatura delle stoppie, delle paglie e  della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati. Nel caso di ricorso alla deroga di cui al successivo punto 2, è necessario eseguire interventi alternativi di ripristino del livello di sostanza organica del suolo tramite sovescio, letamazione o altri interventi di concimazione organica.

 
Deroghe:
Sono ammesse nei seguenti casi:

1. Per le superfici investite a riso.

2. Deroghe previste all'articolo 13, comma 2 della legge provinciale 16.03.2000, n. 8, e successive modifiche; Tale deroga è, in ogni modo, sempre esclusa, salvo diversa prescrizione della competente autorità di gestione, all'interno dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE.

3. Interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitario prescritti dall'Autorità competente.
 
NORMA 2.2: Avvicendamento delle colture
 
Ambito di applicazione: Superfici di cui alla lettera a), comma 3, articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti:
Al fine di mantenere il livello di sostanza organica nel suolo e di salvaguardare la sua struttura, è opportuno favorire l'avvicendamento delle colture sullo stesso appezzamento di terreno agricolo.
Pertanto, non potranno avere una durata superiore a cinque anni le monosuccessioni dei seguenti cereali: frumento duro, frumento tenero, triticale, spelta, segale, orzo, avena, miglio, scagliola, farro, mais e sorgo.
Per monosuccessione di cereali s'intende la coltivazione dello stesso cereale sul medesimo appezzamento per 2 o più anni consecutivi.
Non interrompono la monosuccessione le colture intercalari in secondo raccolto.
La successione dei seguenti cereali (frumento duro, frumento tenero, triticale, spelta, segale, orzo, avena, miglio, scagliola, farro) è considerata, ai fini della presente norma, come monosuccessione dello stesso cereale.
 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto decreto, e successive modifiche e integrazioni, in base alle condizioni del suolo, al clima e ai sistemi aziendali, a livello provinciale si stabilisce la durata massima della monosuccessione di cereali pari a 5 anni.
Nel caso di ricorso alla deroga di cui al successivo punto 2 e di accertamento della diminuzione del livello di sostanza organica, è necessario effettuare interventi di ripristino del livello di sostanza organica del suolo tramite sovescio, letamazione o altri interventi di fertilizzazione organica
 
Deroghe

1. monosuccessione di riso;

2. dimostrazione del mantenimento del livello di sostanza organica, mediante analisi del terreno da eseguirsi, in conformità alle metodologie ufficiali, in uno degli anni del periodo di monosuccessione  e dopo il raccolto del cereale coltivato nel “periodo in deroga”. Per “periodo in deroga” si intende ogni anno successivo al termine della durata massima prevista per la monosuccessione;

3. specifiche prescrizioni inerenti l'avvicendamento, limitatamente alle zone montane: si precisa che per i cereali inseriti in programmi di conservazione della cerealicoltura tradizionale e della biodiversità, in considerazione

a. della limitata superficie totale coltivata con cultivar locali,

b. delle ridotte dimensioni delle singole particelle e

c. della produttività limitata

non si applica una limitazione della monosuccessione. Le specie per le quali vale la deroga sono: segale, frumento, orzo, avena, farro, grano saraceno; le vecchie cultivar di queste specie, rilevate nel corso del progetto “gene-save”, devono essere iscritte nell'apposito registro del Centro Sperimentale di Laimburg con sede nella Provincia Autonoma di Bolzano.

 
Obiettivo 3: STRUTTURA DEL SUOLO: Mantenere la struttura del suolo mediante misure adeguate
 
NORMA 3.1: Difesa della struttura del suolo attraverso il mantenimento in efficienza della rete di sgrondo delle acque superficiali e l'uso adeguato delle macchine
 
Ambito di applicazione: per l'impegno di cui alla successiva lettera a): superfici di cui alla lettera e) del comma 3 dell'articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286; per l'impegno di cui alla successiva lettera b): superfici di cui  alle lettere a) e b), comma 3, articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con Decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti
 
Al fine di mantenere la struttura del suolo, la presente norma stabilisce che gli agricoltori devono mantenere in efficienza la rete di sgrondo per il deflusso delle acque superficiali e, ove presente, la baulatura,assicurando altresì un uso adeguato delle macchine nelle lavorazioni del terreno.
 
Sono quindi previsti i seguenti adempimenti:

a) manutenzione della rete idraulica aziendale, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori, al fine di garantirne l'efficienza e la funzionalità nello sgrondo delle acque;

b) esecuzione delle lavorazioni del terreno in condizioni di umidità appropriate (stato di “tempera”) e con modalità d'uso delle macchine tali da evitare il deterioramento della struttura del suolo.


Qualora i fenomeni di allagamenti e ristagni siano presenti nonostante l'applicazione puntuale della norma di cui alla lettera a), la condizionalità è da ritenersi rispettata.
 
Intervento della Regione/ Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto Decreto, e successive modifiche e integrazioni, a livello provinciale la presente norma prescrive la manutenzione della rete, rivolta alla gestione e conservazione delle scoline e dei canali collettori al fine di garantire l'efficienza della rete di sgrondo nonché l'esecuzione delle lavorazioni del terreno in condizioni di umidità appropriate (stato di “tempera”) e con modalità d'uso delle macchine tali da evitare il deterioramento della struttura del suolo.
 
Deroghe
 
Sono ammesse nei seguenti casi in riferimento all'impegno di cui alla precedente lettera a):

1. Sono fatte salve le disposizioni di cui alle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE.

2. In presenza di drenaggio sotterraneo.

3. In caso di trasformazione fondiaria, è concesso il ridisegno della rete scolante, fatte salve le norme vigenti in materia. E' obbligatorio il mantenimento della nuova rete scolante.

 
Obiettivo 4: LIVELLO MINIMO DI MANTENIMENTO: Assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento degli habitat
 
NORMA 4.1: Protezione del pascolo permanente
 
Ambito di applicazione: Superfici di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti.
Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei terreni ed evitare il deterioramento dell'habitat, tutte le superfici a pascolo permanente sono soggette agli impegni di cui ai successivi punti a), b) e c):
 

a) divieto di riduzione della superficie a pascolo permanente a norma  dell'art. 4 del regolamento (CE) n. 796/04 e successive modifiche e integrazioni;

b) divieto di conversione della superficie a pascolo permanente ad altri usi all'interno dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciali, individuati ai sensi delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE, salvo diversa prescrizione della competente autorità di gestione;

c) esclusione di lavorazioni del terreno fatte salve quelle connesse al rinnovo e/o infittimento del cotico erboso e alla gestione dello sgrondo delle acque ed il rispetto della densità di bestiame da pascolo per ettaro di superficie pascolata; il carico massimo non può essere superiore a 4 UBA/Ha/anno, mentre il carico minimo non può essere inferiore a 0,2 UBA/Ha/anno.

 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto Decreto, e successive modifiche e integrazioni, tenuto conto delle condizioni del suolo, del clima e dei sistemi aziendali esistenti, a livello regionale la presente norma prevede i seguenti impegni:
 

-mantenimento di un carico bestiame di almeno 0,4 UBA/ha di superficie foraggiera costituita da prati permanenti, foraggiere avvicendate e pascoli aziendali, e di un carico massimo come definito con Delibera della Giunta Provinciale n. 3716 del 05.11.2007 “Regolamento di esecuzione in materia di tutela delle acque”, rispettivamente tra 1,5 e 3 UBA/ha, in relazione al tipo di copertura vegetale e all'altitudine delle superfici.

 
Deroghe

-Nel caso di interventi agronomici e/o adempimenti, diversi da quelli della presente norma, ove previsti dal regolamento (CE) 796/04 e successive modifiche e integrazioni, in ordine al precedente impegno a) e all'impegno c) ove previsto da specifiche disposizioni comunitarie o nazionali.

 
NORMA 4.2: Gestione delle superfici ritirate dalla produzione
 
Ambito di applicazione: superfici di cui alla lettera b) del comma 3 dell' articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti
Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei  terreni ed evitare il deterioramento degli habitat, le superfici ritirate dalla produzione sono soggette alle seguenti prescrizioni:

a) presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l'anno;

b) attuazione di pratiche agronomiche consistenti in operazioni di sfalcio, o altre operazioni equivalenti, al fine di conservare l'ordinario stato di fertilità del terreno, tutelare la fauna selvatica e prevenire la formazione di un potenziale inoculo di incendi, in particolare nelle condizioni di siccità, ed evitare la diffusione di infestanti.

 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2, comma 1 del predetto decreto, e successive modifiche e integrazioni, a livello provinciale la norma prevede il rispetto delle prescrizioni indicate alle lettere a) e b), e per l'impegno di cui alla lettera b) un numero di interventi di sfalcio, o altri interventi ammessi (trinciatura), pari ad almeno uno l'anno.
Per le aree individuate ai sensi della direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CEE, il periodo di divieto annuale di sfalcio, o altra operazione equivalente, è compreso fra il 1° marzo e il 31 luglio di ogni anno.
Per le altre aree il periodo di divieto annuale di sfalcio, o altra operazione equivalente, è compreso fra il 15 marzo e il 15 luglio di ogni anno.
E' fatto in ogni caso obbligo di sfalci e/o lavorazioni del terreno per la realizzazione di fasce antincendio conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore.
 
 
Deroghe

I. Deroghe applicabili su tutte le superfici a seminativo ritirate dalla produzione

In deroga all'impegno a), sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi:
 
1.  Pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide.
2.  Terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi.

3.  Colture a perdere per la fauna, lettera c) articolo 1 del Decreto Ministeriale del 7 marzo 2002.

4. Nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all'esecuzione di interventi di miglioramento fondiario.
 
II. Deroghe applicabili sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all'annata agraria precedente all'entrata in produzione, nel caso di terreni ritirati per due o più anni.
 
In deroga all'impegno a), sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi:

5. Lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria, in ogni caso da effettuarsi non prima del 15 luglio dell' annata agraria precedente all' entrata in produzione.

 
In deroga all'impegno b), sono ammesse le seguenti pratiche:

6. Idonee pratiche agronomiche a basso impatto finalizzate a limitare la disseminazione di essenze infestanti, nonché la propagazione di vegetazione indesiderata, come di seguito specificate:

 

a. Operazioni di sfalcio o trinciatura, da eseguirsi in deroga alle epoche prestabilite, al fine di evitare  che le piante infestanti vadano a fioritura e quindi a successiva disseminazione. E' in ogni modo escluso qualsiasi intervento che comporti la rottura del cotico erboso. La produzione erbacea ottenuta a seguito dello sfalcio operato sulle superfici abbinate a titoli di riposo può essere utilizzata in azienda a fini agricoli e per l'alimentazione del bestiame dopo il 31 agosto di ciascun anno, mentre può essere destinata alla commercializzazione dopo il 15 gennaio dell'anno successivo.

b. Impiego di principi attivi diserbanti non residuali a basso dosaggio, esclusivamente per un massimo di un intervento nel periodo dal 15 marzo al 15 luglio. L'impiego di tali prodotti dovrà essere giustificato sulla base di un'infestazione di elevata intensità e con specie vegetali particolarmente competitive nei confronti della coltura programmata per l'anno successivo.

c. E' ammesso, in deroga alle epoche prestabilite per la tutela della fauna selvatica, unicamente per i terreni ritirati dalla produzione sui quali non sono fatti valere titoli di ritiro, l'intervento di controllo della vegetazione tramite pascolamento, purché sia garantito un equilibrato sfruttamento del cotico erboso.

Le deroghe di cui al presente punto 6, lettere a) e b), non si applicano in nessun caso alle aziende ricadenti nelle aree della Rete Natura 2000, ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE, salvo diversa prescrizione della competente autorità di gestione.
 
NORMA 4.4: Mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio
 
Ambito di applicazione: Superfici di cui alla lettera e) del comma 3 dell'articolo 2 del decreto ministeriale 21 dicembre 2006, n. 12541, modificato e integrato con decreto ministeriale 18 ottobre 2007, n. 13286
 
Descrizione della norma e degli adempimenti
Al fine di assicurare un livello minimo di mantenimento dei  terreni ed evitare il deterioramento degli habitat tramite il mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio sull'intero territorio nazionale, gli agricoltori beneficiari di un pagamento diretto nell'ambito dei regimi di aiuti di cui all'allegato 1 del Reg.(CE) 1782/03 devono rispettare i seguenti impegni:

a) Divieto di eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da un muretto a secco oppure da una scarpata inerbita;

b) divieto d'effettuazione di livellamenti non autorizzati;

c) il rispetto dei provvedimenti regionali adottati ai sensi della direttiva 79/409/CEE e della direttiva 92/43/CEE;

d) il rispetto dei provvedimenti regionali di tutela degli elementi caratteristici del paesaggio non compresi  alla lettera c).

 
Intervento della Regione/Provincia Autonoma
A norma dell'articolo 2 comma 1 del predetto Decreto, e successive modifiche e integrazioni, tenuto conto delle condizioni del suolo, del clima e dei sistemi aziendali esistenti, a livello provinciale la presente norma prevede i seguenti impegni:
 

a Vigilanza sul divieto di rimozione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da un muretto a secco oppure da una scarpata inerbita;

b vigilanza sul divieto d'effettuazione di livellamenti non autorizzati;

c Vigilanza sul rispetto del DPGP 63/01 (Valutazione di incidenza per progetti e piani all'interno delle zone facenti parte della rete ecologica europea, in attuazione della direttiva 92/43/CEE), della legge provinciale 13/72 (Norme per la protezione della flora alpina), della legge provinciale 27/73 (Norme per la protezione della fauna), della legge provinciale 8/71 (Sanzioni amministrative per violazione di vincoli paesaggistici) e degli specifici decreti di vincolo ai sensi della legge provinciale 16/70 (Tutela del paesaggio);

d Vigilanza sul rispetto delle normative provinciali che si occupano del mantenimento degli elementi paesaggistici caratteristici e in particolare della valutazione degli interventi in relazione con siepi/fasce boscate, così come ambienti umidi e zone che non sottostanno alle normative del punto c):

-Norme per la protezione della flora alpina ( legge provinciale 13/72)

-Norme per la protezione della fauna ( legge provinciale 27/73)

-Legge sulla tutela del paesaggio ( legge provinciale 16/70) inclusi i vincoli paesaggistici contenuti nella stessa

-Ordinanza forestale ( legge provinciale 21/96)

 
Deroghe

1. In riferimento all'impegno di cui alla precedente lettera a), è consentito il rimodellamento dei terrazzamenti  allo scopo di renderli economicamente validi e meccanizzabili (ad esempio, ai fini della trasformazione in terrazzi collegati);

2. In riferimento all'impegno di cui alla precedente lettera b), sono consentiti i livellamenti ordinari per la  preparazione dei letti di semina e per la sistemazione dei terreni a risaia;

3. Direttive provinciali per la tutela dell'ambiente a norma della legge provinciale n. 16 del 25.07.1970 e successive modifiche ed integrazioni e dei vincoli idrografici-forestali a norma della legge provinciale del 21.10.1996, n. 21, e successive modifiche ed integrazioni.
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