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Delibera N. 4036 del 12.11.2001
Approvazione degli indirizzi e criteri programmatori provinciali per un razionale sviluppo dell’apparato distributivo, da osservare nella predisposizione degli strumenti di pianificazione comunale e provinciale, a carattere vincolante, rispettivamente per le medie e le grandi strutture di vendita

Anlage

Nuovi indirizzi e criteri programmatori provinciali per un razionale sviluppo dell'apparato distributivo, da osservare nella predisposizione comunale e provinciale, a carattere vincolante, rispettivamente per le medie e le grandi strutture di vendita.

(articolo 3 della legge provinciale 17 febbraio 2000, n.7 e articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Giunta provinciale n.39, del 30 ottobre 2000)

 

1. LA PROGRAMMAZIONE COMMERCIALE DI UN’AREA MONTANA

1.1 Premessa

La programmazione del commercio al dettaglio in provincia di Bolzano è finalizzata al raggiungimento di una serie di obiettivi, alcuni di carattere generale, altri di natura specifica, funzionali alla qualità della vita delle popolazione nel particolare contesto territoriale locale. L'ambiente prevalentementemontano che caratterizza l'intera provincia di Bolzano si presenta, nell'ottica della programmazione commerciale, differenziato da quello di pianura per:

 

- la conformazione geomorfologica del territorio. In particolare l’articolazione del territorio montano in valli, genera dei percorsi stradali di tipo lineare con disposizione dei paesi lungo il percorso. L'area di gravitazione commerciale di un centro comunale non ha forma circolare, come nelle aree di pianura, ma assume una forma allungata in relazione alla articolazione del territorio in valli;

 

- le caratteristiche degli insediamenti della popolazione. I comuni della provincia di Bolzano hanno una dimensione media ridotta, in termini di popolazione residente, rispetto alle aree di pianura; risultano inoltre di frequente, suddivisi in diversi centri abitati o frazioni. La popolazione presenta ancora un’elevata dispersione sul territorio per l'insediamento nei masi;

 

- la scarsità di superficie urbanizzabile. La densità della popolazione risulta apparentemente bassa, se calcolata in rapporto alla superficie territoriale della provincia, ma in realtà è elevata se riferita correttamente alla superficie coltivabile costituita dai terreni di fondovalle e da parte dei versanti delle valli; ogni attività produttiva deve pertanto contribuire a salvaguardare il verde primario;

 

- la particolare rilevanza economica della domanda turistica, specie nelle zone periferiche. Il numero degli arrivi e delle presenze dei turisti e la loro distribuzione nel corso dell’anno, creano opportunità commerciali ma sollevano altresì problemi in rapporto alla mobilità.

 

Queste specificità impongono un approccio commerciale "ad hoc", in quanto portano con sé dei problemi specifici di erogazione di servizi commerciali. L’approvvigionamento da parte del consumatore di generi di prima necessità in comuni confinantiolimitrofi a quello di residenza incontra, nelle aree rurali-montane tipiche della provincia di Bolzano, delle difficoltà maggiori che in pianura, per le caratteristiche dei percorsi che sono, come si è detto, dettati dall'articolazione del territorio in valli e dalla sua acclività. Va da sé che nell'area montana l'efficienza dell'apparato distributivo deve trovare un momento originale di conciliazione con le esigenze di tutela del servizio di prossimità.

 

1.2 Obiettivi e principi

Il regolamento di esecuzione alla legge provinciale 17 febbraio 2000, n. 7 ”Nuovo ordinamento del commercio”, approvato con decreto del Presidente della Giunta provinciale del 30 ottobre 2000, n. 39, definisce all’articolo 4 gli obiettivi da perseguire attraverso gli indirizzi e criteri programmatori provinciali:

 

a) favorire la realizzazione di una rete distributiva che, in collegamento con le altre funzioni di servizio, assicuri la migliore produttività del sistema e la qualità dei servizi da rendere al consumatore;

 

b) assicurare, nell’indicare gli obiettivi di presenza e di sviluppo delle medie e grandi strutture di vendita, il rispetto del principio della libera concorrenza, favorendo l’equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive;

 

c) rendere compatibile l’impatto territoriale e ambientale degli insediamenti commerciali con particolare riguardo a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento e valorizzare la funzione commerciale al fine della riqualificazione del tessuto urbano, in particolare per quanto riguarda i quartieri urbani degradati al fine di ricostruire un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio;

 

d) salvaguardare e riqualificare i centri storici anche attraverso il mantenimento delle caratteristiche morfologiche degli insediamenti e il rispetto dei vincoli relativi alla tutela del patrimonio artistico ed ambientale;

 

e) salvaguardare e riqualificare la rete distributiva nelle zone di montagna e rurali anche attraverso la creazione di servizi commerciali polifunzionali e al fine di favorire il mantenimento e la ricostituzione del tessuto commerciale;

 

f) favorire gli insediamenti commerciali destinati al recupero delle piccole e medie imprese già operanti sul territorio interessato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali reali.

 

L'elenco degli obiettivi da raggiungere con la programmazione commerciale in provincia di Bolzano contempla quindi, oltre alle esigenze di ordine generale, valide anche per contesti diversi da quello montano-rurale, anche esigenze connesse alla specificità del territorio provinciale. Alla luce delle precedenti considerazioni e nel quadro di quanto previsto dall’ordinamento commerciale provinciale, si individuano i seguenti ulteriori specifici principi, ai fini della programmazione:

 

- assicurare il buon funzionamento del mercato, evitando la formazione di imprese o gruppi di imprese con posizioni dominanti e mantenere prezzi equi al consumatore, anche in una prospettiva di medio periodo;

 

- sostenere la qualità del servizio commerciale al cliente nell'ottica della profondità degli assortimenti e della qualificazione professionale del personale;

 

- raggiungere standard di sicurezza per l'acquirente, con riferimento ai prodotti e di sicurezza per il commerciante, in rapporto alla pericolosità dell'attività svolta nei punti vendita;

 

- assicurare la capillarità del commercio al dettaglio sul territorio evitando la desertificazione delle zone rurali;

 

- mantenere la vitalità commerciale dei centri storici;

 

- contenere l’impatto ambientale delle attività di approvvigionamento al dettaglio, ponendo sotto controllo l’inquinamento ed il consumo di suolo, minimizzando gli spostamenti per motivi commerciali;

 

- sviluppare le potenzialità del commercio come momento di incontro sociale;

 

- valorizzare le interdipendenze con gli altri settori economici(agricoltura, artigianato locale, turismo).

 

- gestione mutilivello della programmazione commerciale per le medie o grandi strutture (provincia, comprensori, comuni);

 

- concertazione con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese della distribuzione, dei consumatori e dei lavoratori dipendenti e con le rappresentanze dei comuni.

 

1.3 Strumenti d'intervento

Il perseguimento degli obiettivi, nel rispetto dei principi della programmazione commerciale, avviene manovrando tre categorie di strumenti:

 

a) la disciplina commerciale;

 

b) l'urbanistica commerciale;

 

c) il fisco commerciale.

 

Con riferimento alla disciplina commerciale, ossiaalla luce dei contenuti del ”Nuovo ordinamento del commercio”, la Provincia, dispone operativamente dei seguenti strumenti:

 

- autorizzazione provinciale, previa delibera della Giunta Provinciale, per l'apertura, trasferimento ed ampliamento di grandi strutture di vendita;

 

- autorizzazione provinciale per gli esercizi inseriti in centri commerciali, se la superficie di vendita supera la soglia prestabilita di 500 mq.;

 

- definizione degli indirizzi e dei criteri di programmazione per la pianificazione comunale e provinciale;

 

- pianificazione provinciale per le grandi strutture di vendita;

 

- definizione degli indirizzi per gli orari dei negozi.

 

I Comuni dispongono operativamente dei seguenti strumenti:

 

- autorizzazione comunale rilasciata dal sindaco, per l’apertura, ampliamento e trasferimento delle medie strutture;

 

- pianificazione comunale per le medie strutture di vendita;

 

- definizione dei criteri per gli orari di apertura degli esercizi commerciali;

 

- istituzione ed autorizzazione per fiere, mercati, ecc..

 

Relativamente all’urbanistica commerciale spetta alla Provincia Autonoma di Bolzano elencare una serie di prescrizioni, vincoli e divieti specifici. In particolare:

 

- possono essere previsti nuovi vincoli di natura urbanistica per le grandi e medie strutture distributive, consentendone l’insediamento solo se risulta soddisfatta la disponibilità di parcheggi e fattori quali la mobilità e il traffico;

 

- le attività commerciali al dettaglio non possono essere svolte in zone di verde agricolo, alpino e bosco;

 

- il commercio al dettaglio nelle zone per insediamenti produttivi può essere svolto solamente in funzione di prevalente attività artigianale, industriale o di commercio all’ingrosso, per limitate merceologie ed entro precisi limiti di superficie di vendita, come previsto dalla legge urbanistica provinciale

 

All'interno della terza categoria di strumenti si collocano i seguenti strumenti:

 

- ICI sugli immobili ad uso commerciale;

 

- ontributi finanziari alla ristrutturazione della struttura commerciale anche per il raggiungimento di standard di sicurezza.

 
2. LA DISCIPLINA COMMERCIALE: SCELTE PROGRAMMATICHE
 

2.1 Premessa

 

Il Nuovo Ordinamento del Commercio della Provincia Autonoma di Bolzano ha accordato alla componente delle piccole strutture di vendita, correntementedenominate ”esercizi di vicinato”, libertà di entrata sul mercato, nel rispetto dei vincoli di natura urbanistico-ambientale, delle norme igienico sanitarie, nonché delle prescrizioni relative ai requisiti soggettivi professionali.

 

Gli esercizi di vicinato singolarmente considerati non sono in grado di generare delle ripercussioni significative sul contesto commerciale della realtà locale. Il loro inserimento, trasferimento o ampliamento all’interno delle aree delimitate dalla programmazione urbanistica, risultano sostanzialmente privi di esternalità negative. Tuttavia proprio il vicinato assicura la capillarità del servizio commerciale sul territorio, risponde cioè positivamente ad un obiettivo fondamentale della programmazione commerciale per l’area montana, costituito dalla prossimità del servizio,. soprattutto nei comuni di piccole dimensioni, con ridotta capacità di gravitazione commerciale. Le strutture di vicinato esprimono un’importante esternalità positiva che diventerà più evidente e marcata negli anni a venire con l’aumento della quota della popolazione in età avanzata.

 

La consistenza degli esercizi commerciali di vicinato rimane dunque sostanzialmente fuori (fermo l’obbligo della comunicazione) dal campo d’azione della disciplina commerciale; i vincoli che gli esercizi di vicinato devono rispettare hanno natura localizzativa e attengono l’urbanistica commerciale ed i requisiti soggettivi per lo svolgimento dell’attività di commercio al dettaglio.

 

La dinamica del vicinato, nella logica del ”Nuovo ordinamento del commercio”, dopo cioè il superamento della logica del contingentamento delle licenze, viene dimensionata dal gioco del mercato liberalizzato. La consistenza della rete commerciale costituita da questi negozi di ridotte dimensioni, dipende dalla capacità di raggiungere un livello adeguato di redditività. La gestione dell’esercizio commerciale di vicinato incontra, in linea di principio, maggiori difficoltà di remunerazione delle risorse impiegate – lavoro e capitale investito. L’esercizio di vicinato sopravvive, in definitiva, solo se riesce a raggiungere volumi di vendite e margini della distribuzione, adeguati.

 

Queste condizioni di redditività, che tuttavianon valgono solo per le piccole strutture, sono, nella fattispecie, dettate dalla competizione interna tra esercizi di vicinato, ma ancor più dalla concorrenza esterna indotta dalle altre tipologie di esercizio commerciale,cioè medie e grandi strutture di vendita. Lo spazio di mercato per le piccole strutture di vicinato dipende dunque in larga misura, anche se non esclusivamente, dalle scelte relative alle strutture di dimensioni superiori. Le implicazioni della riforma del commercio per le strutture di vicinato, soprattutto le nuove opportunità di ampliamento della superficie di vendita per le medie e grandi strutture, potrebbero accelerare la cessazione dell’attività da partedelle strutture di vicinato di tipo marginale.

 

La ricerca dell’equilibrio tra le diverse categorie di strutture distributive nel contesto territoriale della provincia di Bolzano, rappresenta perciò il fulcro della programmazione commerciale. L’equilibrio si esprime in un compromesso tra gli obiettivi di ordine economico, sociale ed ambientale.

 

La programmazione dell’evoluzione delle grandi strutture commerciali secondo criteri quantitativi cogenti e di quelle medie, solo come orientamento, cioè con l’enunciazione dell’incremento di superficie auspicabile, si propone esplicitamente di contrastare quel fenomeno di annientamento del servizio di prossimità nei piccoli comuni, denominato desertificazione commerciale, che ha già colpito numerose zone, anche limitrofe alla provincia di Bolzano.

 

L’attenzione da questo punto di vista va posta essenzialmente sulla componente alimentare, perché la salvaguardia del servizio di prossimità rappresenta per i beni di primi necessità ed eventualmente per alcune merceologie a loro congiunte, come l’abbigliamento, una priorità in un contesto montano e rurale qual è la provincia di Bolzano.

 

Le due categorie di esercizi commerciali di maggiori dimensioni, cioè le medie e le grandi strutture, entrano nel quadro della programmazione commerciale provinciale con la funzione attiva di stimolo all’innovazione e di sviluppo del commercio. Il loro spazio di mercato va pensato perciò avendo in mente l’efficienza della rete commerciale.

 

Il recupero di efficienza si esprime nell’aumento della dimensione media della superficie del punto vendita. La crescita annua del valore della superficie media del punto di vendita, in provincia di Bolzano, è stata compresa tra 1,5-2 m².

 

La tendenza in atto a questo livello merita di essere sostenuta, perché comporta ammodernamento tecnologico e aumento della produttività del lavoro a seguito della riduzione del carico di lavoro per unità di prodotto. Ne consegue un effetto di contenimento dei prezzi medi al dettaglio.

 

In relazione alla specificità dell’apparato commerciale esistente in provincia di Bolzano, nel processo di modernizzazione si punterà sulla diffusione delle medie strutture. La scelta della ”medietà” commerciale risponde in modo ottimale all’esigenza di un ammodernamento non conflittuale con la sopravvivenza della capillarità del servizio distributivo. La gestione della medietà commerciale non presenta particolari rischi di desertificazione commerciale con annientamento del vicinato, se condotta con moderazione e possibilmente nel rispetto dei principi di concertazione tra le diverse amministrazioni pubbliche e con il coinvolgimento delle parti sociali interessate.

 

I dati statistici sull’evoluzione della rete commerciale al dettaglio dimostrano, nel confronto tra la situazione rilevata al 1998 con quella del 1989, che le medie strutture sono la componente più dinamica che ha portato ad un aumento della dimensione media del punto vendita.

 

Per quanto concerne le grandi strutture di vendita, la normativa vigente prevede che l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento siano soggetti all’autorizzazione dell’assessore provinciale al commercio, previa delibera della Giunta provinciale. Valutazioni di compatibilità sia sotto il profilo commerciale che urbanistico-ambientale, per queste strutture, possono essere quindi condotte caso per caso, sulla base della documentazione presentata per ottenere l’autorizzazione. La possibilità di intervenire sul caso concreto, piuttosto che su una tipologia astratta e standardizzata, è importante, perché gli impatti indesiderati sui flussi di traffico in relazione al congestionamento di arterie viarie o zone urbane, dipendono criticamente dalla localizzazione della grande struttura.

 

2.2 La gerarchia commerciale dei comuni

 

In generale la gerarchia commerciale dei comuni, intesi come centri commerciali naturali, si forma in relazione alla numerosità della popolazione. Gli studi empirici sulla distribuzione territoriale delle attività di commercio al dettaglio hanno dimostrato che c'è un numero minimo di utenti, cioè una soglia minima, variabile secondo la merceologia trattata, indispensabile per mantenere attivo in condizioni di redditività un punto vendita. L'offerta di alcuni beni voluttuari richiede un bacino di consumatori potenziali maggiore rispetto a quello dei generi di prima necessità perché solo una piccola percentuale dei consumatori è interessata all'acquisto di alcune tipologie di beni voluttuari.

 

I comuni più popolosi, potendo soddisfare le soglie minime di consumatori per un numero elevato di merceologie, dispongono sistematicamente di un'offerta più ampia, come larghezza ed anche, salvo eccezioni, come profondità dell'assortimento, rispetto ai piccoli centri. La concentrazione dell'offerta nei comuni di maggiori dimensioni ha un effetto secondario di attrazione sulla popolazione dei comuni circostanti. Si tratta di un fenomeno noto come gravitazione commerciale. Un centro dà origine ad un'area di gravitazione crescente ed in misura più che proporzionale rispetto alla popolazione.

 

In accordo con la logica del modello gravitazionale, la numerosità della popolazione del comune viene assunta come parametro di base, sebbene non l'unico, per l'ordinamento gerarchico dei comuni in chiave commerciale. Sarebbe però semplicistico assumere la popolazione come parametro esclusivo per l'ordinamento gerarchico dei comuni, data la realtà montana della provincia di Bolzano, in quanto si pone il problema della distanza massima che l'acquirente è in condizione di percorrere tranquillamente per fare gli abituali acquisti.

 

A tale proposito, nel caso dei generi alimentari, è in verità auspicabile il mantenimento del servizio di prossimità all'interno del territorio comunale. Ciò evita tra l'altro spostamenti continui per gli acquisti. Nel caso delle merceologie non alimentari, allo scopo di assicurare un adeguato soddisfacimento della domanda senza spostamenti eccessivi sul territorio, così da evitare numerosi effetti indesiderati sotto forma di esternalità negative, è necessario zonizzare il territorio provinciale. A tale scopo si considerano degli ambiti o zone commerciali di ampiezza variabile a seconda del problema commerciale da affrontare.

 

Sulla base di questi due criteri, la popolazione dei comuni e l’appartenenza degli stessi ad un determinato ambito commerciale, si procede all'ordinamento gerarchico dei comuni. Si individuano pertanto tre gruppi:

 

1) comuni superiori ovvero di rilevanza provinciale;

 

2) comuni intermedi o di ambito locale. Questo gruppo è suddiviso al suo interno in due fasce, rispettivamente: 2.1) i comuni di rilevanza comprensoriale e 2.2) comuni di rilevanza sub-comprensoriale;

 

3) comuni inferiori o di tipo periferico.

 

1) Comuni superiori di rilevanza provinciale

 

Il primo gruppo comprende 6 comuni con più di 10 mila abitanti: Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Laives, Appiano. La scelta di  assumere 10 mila abitanti come soglia dimensionale per selezionare i comuni superiori o di rilevanza provinciale, ricalca quella compiuta dal ”Nuovo ordinamento del commercio” al fine del dimensionamento dei punti vendita di vicinato. La particolare localizzazione dei comuni di rilevanza provinciale, consente di associare ad essi le aree di gravitazione di seguito elencate.

 
Comuni

Aree comprensoriali di gravitazione

Merano

Burgraviato e Val Venosta

Bressanone

Valle Isarco e Alta Valle Isarco

Brunico

Val Pusteria

Laives ed Appiano

Oltradige-Bassa Atesina

Bolzano

Bolzano e Salto Sciliar

 

In generale, si osserva dalla tabella sopra riportata, che ad una zona di gravitazione commerciale viene associato un centro di rilevanza provinciale. Solo nel caso della zona commerciale corrispondente al comprensorio dell'Oltradige e Bassa Atesina si associano due centri di  rilevanza provinciale. La collocazione di Laives ed Appiano in prossimità del centro gravitazionale di Bolzano e lungo le due principali arterie di scorrimento Nord-Sud verso il capoluogo provinciale, rispettivamente in sinistra e destra Adige, solleva una delicata questione commerciale: c'è un’evidente interdipendenza commerciale nella localizzazione delle strutture di grandi dimensioni in questi tre comuni. La distanza assai esigua tra Bolzano, Laives ed Appiano, rende cioè opportuna una concertazione nelle scelte commerciali, in particolare nella localizzazione delle strutture di grandi dimensioni. Emerge cioè che la programmazione dell'apparato commerciale del comune di  Bolzano non è ragionevolmente separabile da quella dei due maggiori centri della comunità comprensoriale dell'Oltradige e della Bassa Atesina.

 

Se si uniscono le aree delimitate ed associate ai comuni di Bolzano, Laives ed Appiano, si ottiene una ripartizione del territorio, corrispondente grosso modo ai comprensori statistici della provincia.

 

2) Comuni intermedi o di rilevanza locale: comprensoriale o subcomprensioriale

 

Nel secondo gruppo di comuni, di rilevanza intermedia rientrano tutti i capoluoghi di comprensorio, a prescindere dalla loro rilevanza commerciale. Non va però trascurato il fatto che alcune realtà comprensoriali denotano forte disomogeneità territoriale, perché comprendono valli dotate di propri centri di gravitazione commerciale.

Quest’aspetto era già stato considerato dalla Provincia nella definizione dell'elenco dei comuni suddiviso per comprensori e gradi di centralità sulla base delle determinazioni contenute nel regolamento di esecuzione, in ottemperanza a quanto previsto dall'art.10 della L.P. 24 ottobre 1978, n.68, ora abrogata

 

La gerarchia commerciale dei comuni stabilita nel 1978, appare però oggi improponibile e necessita di una revisione per due diversi motivi.

La gerarchia stabilita a suo tempo dalla Provincia autonoma di Bolzano aveva come ambito sistematico di riferimento le comunità comprensoriali. Tutti gli ordini di centralità - superiore, intermedio e inferiore -, erano stati, in altri termini, definiti su base comprensoriale. Nella nuova gerarchia invece, la definizione del grado di centralità fa riferimento alle comunità comprensoriali solo per quanto riguarda i centri intermedi ed inferiori, posto che il livello gerarchico superiore è già stato definito in base alla numerosità della popolazione, a prescindere dalla sua collocazione comprensoriale.

 

Occorre in secondo luogo rilevare, che con la L.P. 20 marzo 1991, n.7 è stata ridefinita la suddivisione del territorio provinciale nelle comunità comprensoriali. Il riordino dei comprensori, effettuato dalla Provincia nel 1991, secondo il criterio dell’omogeneità geografica e socio-economica, ha portato all’identificazione di tre nuove comunità:

 

- il comune di Bolzano è diventato una comunità comprensoriale a se stante, distaccata dalla parte meridionale della provincia, dove si è formata la nuova comunità comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina;

 

- la Valle Isarco si è separata in due unità comprensoriali: l'Alta Valle Isarco e la Valle Isarco;

 

- è stata istituita inoltre la comunità comprensoriale di Salto-Sciliar.

 

L’elenco dei comuni in funzione del grado di centralità commerciale risalente al 1984 è stato però ridefinito in accordo alla nuova articolazione comprensoriale prevista dalla L.P. n. 7/1991. Si tratta perciò ora di ridefinire i comuni con gradi di centralità intermedio considerando tutte le comunità comprensoriali previste dal riordino del 1991.

 

Se sembra scontato che i comuni con grado di centralità superiore, debbano comunque figurare tra quelli di rilevanza comprensoriale, fermo restando che, quando la popolazione supera i 10.000 abitanti, si applicano le linee specifiche per i centri di ordine superiore, ovvero di centralità intermedia, ove non coincidano con i centri amministrativi, non altrettanto semplice è stabilire quali altri comuni di ogni comunità comprensoriale debbano figurare nell’elenco dei comuni di  rilevanza sub-comprensoriale. La questione può essere affrontata e risolta solo sul piano empirico alla luce di alcuni criteri:

 

- la configurazione geografica dell’area comprensoriale;

- l’elenco, per quanto non esaustivo, dei centri di rilevanza sub-comprensoriale stilato nel 1984;

 

- l’organizzazione attuale della rete commerciale sul territorio cioè dell’estensione della superficie commerciale complessiva di cui dispone un comune.

 

Dall’utilizzo dei criteri sopra indicati si deriva il seguente elenco:

 
 
Comprensori

Comuni di rilevanza

comprensoriale

Val Venosta

Silandro

Burgraviato

Merano

Oltradige-Bassa Atesina

Laives,Appiano

Bolzano

Bolzano

Salto-Sciliar

Ortisei

Valle Isarco

Bressanone Chiusa

Alta Valle Isarco

Vipiteno

Val Pusteria

Brunico

Comprensori - Bezirke

Comuni di rilevanza sub-comprensoriale

Val Venosta

Malles

Burgraviato

Lana, Naturno

Oltradige-Bassa Atesina

Egna, Caldaro

Val PusteriaDobbiaco, Campo Tures

3) Comuni inferiori o di tipo periferico

Tutti i comuni non compresi nei due precedenti elenchi rientrano nella terza categoria, cioè sono classificati di centralità inferiore.

 

2.3 Il modello di domanda commerciale.

 

La forza di gravitazione commerciale espressa da una rete di punti vendita al dettaglio dipende criticamente dalla domanda commerciale che riesce ad attivare. Questa a sua volta si esprime nel volume d’affari realizzato dai punti vendita. La domanda commerciale di un apparato distributivo di dimensione locale, (p.es. comunale), si articola in diverse componenti:

 

a) domanda della popolazione residente;

 

b) domanda attivata dai turisti;

 

c) domanda dei soggetti in transito.

 

a) Popolazione residente

Quando la programmazione commerciale considera solo la gravitazione commerciale dovuta alla componente a) cioè alla popolazione residente, postula implicitamente l’irrilevanza delle altre componenti. Nel caso della provincia di Bolzano, la domanda attivata dai turisti sembra incidere in misura non trascurabile sulla domanda totale, specie nei piccoli comuni. Complessivamente le presenze turistiche in provincia di Bolzano raggiungono la ragguardevole cifra di 23,6 milioni all’anno (dato relativo all’anno1998). Sarebbe perciò semplicistico considerare la sola popolazione residente nei comuni e trascurare l'effetto del turismo, anche perché la distribuzione delle presenze turistiche tra i comuni e le aree di gravitazione più ampie è tutt'altro che uniforme.

 

b) Presenze turistiche

 

La componente b) si distingue al suo interno, per la composizione in relazione alle particolari preferenze del turista rispetto alle merci offerte.

 

La trasformazione delle presenze turistiche in unità equivalenti di popolazione residente, sulla base dell’ipotesi che 365 presenze turistiche equivalgano ad un abitante residente, rappresenta però una prima, grossolana approssimazione dell'impatto del turismo sul commercio al dettaglio. Non sfugge poi che, tenuto conto della distinzione merceologica di base determinata dal ”Nuovo ordinamento del commercio” (la componente alimentare e tutte le altre), la domanda attivata da 365 turisti si dimostra tutt’altro che omogenea rispetto a quella del residente: la domanda commerciale del turista presenta delle caratteristiche che la differenziano chiaramente da quella del  consumatore residente.

 

Quando la presenza turistica è associata ad una struttura alberghiera, l'impatto sulla domanda di generi alimentari al dettaglio è assai ridotto. La modesta domanda alimentare attivata da una presenza alberghiera è inoltre orientata unicamente ad alcune particolari merceologie (es. prodotti tipici). L’impatto delle presenze turistiche alberghiere (18,4 milioni in provincia nel 1998) si ritiene eserciti invece rilevanti ripercussioni sul commercio all’ingrosso (forniture per alberghi) di generi alimentari. Ben diverso è il ragionamento per un turista che soggiorni in strutture extra-alberghiere (4,8 milioni di presenze nel 1998) in particolare nelle seconde case. In tal caso i generi alimentari sono una componente importante della domanda turistica riferita al commercio al dettaglio.

 

La domanda di generi non alimentari attivata da 365 presenze turistiche (sia alberghiere che non) si differenzia comunque rispetto a quella di un residente, sia per l’entità della spesa attivata, che per le merceologie preferite. La domanda del turista si rivolge all’acquisto di abbigliamento e calzature, articoli sportivi e da regalo, di oreficeria, articoli questi del tutto predominanti rispetto a utensilerie, mobili, arredi, ecc. Indurre il turista all'acquisto di alcuni beni problematici ingombranti, che richiedono attenta valutazione, sembra un’impresa estremamente difficile.

 

Infine la domanda commerciale indotta dal turismo presenta una diversa distribuzione temporale rispetto a quella del residente, per la particolare concentrazione dei turisti nelle stagioni estiva ed invernale. La domanda turistica presenta cioè la natura del carico di punta, che si manifesta in alcuni particolari periodi (es. giugno-luglio-agosto). L'equazione 365 presenze turistiche uguale un residente, presenta dunque dei grossi limiti sotto diversi punti di vista.

 

c) Consumatori pendolari o in transito

La terza componente c) della domanda commerciale al dettaglio cattura l'effetto dei flussi di acquirenti in mobilità sul territorio. A tale riguardo assume un particolare rilievo la mobilità per lavoro in quanto fattore non occasionale, ma sistematico di gravitazione commerciale. Notoriamente importante, ma difficile da quantificare, se non per alcuni comuni (es. Brennero), è la componente della domanda dovuta ad acquirenti occasionali (es. in relazione ai flussi veicolari).

 

L’adozione di un parametro fisso, definito a priori, per trasformare la popolazione in mobilità per lavoro sul territorio in residenti equivalenti, sembra del tutto improponibile. L’effetto della mobilità sulla domanda commerciale, va invece accertato mediante la stima del modello di domanda, anche perché esso varia nel tempo e secondo le condizioni dell’offerta (qualità dell'offerta, convenienza, ecc.).

 

La statistica provinciale consente di individuare i flussi di pendolari per lavoro, in funzione del luogo di provenienza e di destinazione. Ciò rende possibile una verifica mediante stima econometrica dell'impatto del flusso netto di pendolari sulla domanda commerciale. Gli effetti sul commercio della mobilità degli studenti, dei turisti e dei residenti in mobilità occasionale vengono invece trascurati per l’impossibilità di specificare i flussi corrispondenti sulla base delle statistiche disponibili. Non vengono inoltre considerati i flussi di domanda commerciale, attratti o sottratti, delle aree limitrofe, per convenienza, particolarità dell'assortimento (anche dal Trentino e dal Tirolo). Questa componente risente della forza di gravitazione dell'apparato commerciale in misura via via minore al crescere della distanza (ore di viaggio) dal centro considerato.

 

Relativamente alle variabili esplicative della domanda commerciale, si dovrebbero considerare gli indici comunali dei prezzi e dei redditi (Pi e Ri): queste variabili in realtà saranno omesse per l’indisponibilità di osservazioni statistiche a livello comunale. Con riferimento alla provincia di Bolzano, il livello del reddito medio pro-capite nei diversi comuni è peraltro abbastanza uniforme e quindi l’omissione di questa variabile non dovrebbe comportare effetti distorsivi degni di nota. Più rischiosa risulta l’omissione dell'indice dei prezzi al dettaglio. E  noto che proprio differenziali nei livelli dei prezzi praticati dalle strutture di vendita al dettaglio localizzate nei diversi comuni, spiegano una parte della domanda attivata dalle persone in mobilità sul territorio.

 

Chiarito il significato delle variabili esplicative della domanda commerciale, occorre promuovere una riflessione sulle caratteristiche della variabile dipendente, la domanda commerciale, che s’intende spiegare. Si consideri la seguente funzione:

I)Di = f( Pi, Ri, Ni, Gi, Ti)

dove:

Di = domanda di consumo nel comune i;

Pi = prezzi al consumo nel comune i;

Ri = reddito medio individuale della popolazione Ni;

Ni= popolazione residente nel comune i;

Ti= numero presenze turistiche nel comune i;

Gi= flusso netto soggetti attratti nel comune i

 

Nell’analisi della domanda commerciale a livello comunale, si dovrebbe considerare come variabile dipendente (cioè da spiegare) il valore osservato dei consumi al dettaglio, ovvero il volume d’affari della rete di commercio al dettaglio. Si tratta purtroppo di una variabile non oggetto di rilevazione statistica corrente a livello comunale. Le  rilevazioni ufficiali  disponibili riguardano il numero degli esercizi commerciali e la loro superficie di vendita per ogni ambito comunale.

 

Nella specificazione del modello di domanda per il commercio non si considererà perciò, quale variabile dipendente, il volume d'affari dei punti vendita al dettaglio di ogni comune, dal momento che mancano le necessarie rilevazioni statistiche. Si procederà a surrogare la domanda di consumo in valore a livello comunale tramite una variabile che ne costituisca un'adeguata approssimazione. Le scelte più indicate, a tale proposito, sono costituite dalla superficie di vendita rilevata nel comune e, in subordine, dal numero dei punti vendita.

 

La collocazione sul lato sinistro dell’equazione I) di cui sopra, della superficie di vendita (o in subordine del numero di esercizi) al posto del valore dei consumi merita qualche precisazione.  Il volume d'affari delle strutture al dettaglio è specificabile come il prodotto (VA=Se x q) tra la superficie complessiva degli esercizi commerciali (Se) ed il volume d'affari per unità di superficie (q). In provincia di Bolzano, questo valore unitario (volume d’affari per m² di superficie di vendita) si attestava nel 1993, secondo un'indagine condotta dall'IRE, a lire 6.479.000 all'anno per m² e risultava piuttosto differenziato a seconda delle merceologie. L'analisi dei dati raccolti dall'IRE e riferiti al 1993, opportunamente disaggregati per le varie tabelle merceologiche, ha dimostrato come il campo di variazione del volume d’affari per unità di superficie sia ampio e compreso tra un massimo di 24,7 milioni ed un minimo di 0,91 milioni m²/anno.

 

Ora, come già rilevato in precedenza, siccome il volume d'affari delle attività commerciali al dettaglio è specificabile come prodotto tra la superficie complessiva di vendita (Se) e il volume d'affari per unità di superficie (q), ipotizzando una costanza di quest’ultimo nei diversi centri di gravitazione, si può adottare la superficie commerciale come variabile che approssima la  domanda commerciale. Quest’approssimazione risulta tanto migliore quanto:

 

a) più ristretta è la gamma delle merceologie considerate;

 

b) più forte è l’omogeneità della rete commerciale sul territorio in termini di dimensioni.

 

Rispetto alla spiegazione della domanda commerciale - approssimata con la superficie di vendita nei diversi comuni - va considerato che la componente alimentare presenta  elementi di vischiosità e di non facile spiegazione in termini economici. La superficie alimentare potrebbe essere inserita  tra le variabili indipendenti collocate sul lato destro nel modello di domanda (vedi equazione II).

 

L'equazione di domanda, riferita alla superficie complessiva dei punti vendita al dettaglio della provincia di Bolzano, è specificabile nel seguente modo:

II)Si = a+ bNi +cGi+dTi + ui

dove:

Si= superficie commerciale del comune i;

Ni,Gi,Ti = vedi equazione I);

a,b,c,d = parametri da stimare;

ui= residuo stocastico.

 

Il modello di domanda commerciale assume dunque una veste formale che consente di quantificare l'effetto delle variabili sulla base di un'analisi econometrica condotta sui dati comunali riferiti alla superficie di vendita. Le stime sono peraltro riferite solo ai comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti, perché i comuni di rilevanza provinciale presentano delle diversità macroscopiche nell’apparato commerciale a partire dalla scala completamente diversa in termini di superficie complessiva di vendita. Le stime consentono di determinare per ciascuno dei 110 comuni considerati, la superficie di vendita stimata (Ss) da impiegare poi nella programmazione comunale delle medie strutture.

 

I valori stimati della superficie dei punti vendita, riferiti al commercio nel complesso, sono, confrontabili con quelli effettivi, cioè osservati, ai fini della definizione di carenze, cioè fabbisogni non soddisfatti, di esuberi cioè di eccedenze e di condizioni di equilibrio. Si possono, infatti, avere scarti, tra valori osservati e stimati di segno positivo, negativo o eccezionalmente nulli.

 

Ora, le differenze tra le superfici di vendita effettive e quelle stimate (potenziali), riferite a tutti i comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti, costituiranno le basi quantitative per gli interventi di riequilibrio commerciale da attuare in sede di stesura del piano comunale per il commercio. Si ritiene cioè auspicabile per le medie strutture un approccio differenziato sul territorio a seconda che il comune evidenzi, alla luce delle stime, eccedenza o deficit di superficie commerciale.

 

La somma di tutti gli scarti della stima per i comuni dovrebbe risultare nulla (o quasi); quindi dalle stime econometriche non emerge alcuna informazione sull’adeguatezza o inadeguatezza della rete complessiva di commercio al dettaglio a livello provinciale per l'insieme dei comuni interessati, ma solo informazioni su sbilanciamenti del commercio tra comuni e, se si sommano le superfici stimate per i comuni, tra i diversi ambiti di appartenenza (es. comprensori) che sono stati delimitati.

 

2.4 I risultati

 

Per la stima delle equazioni sono stati utilizzati i dati delle seguenti variabili riferiti ai soli i comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti:

 

ST = superficie di vendita complessiva riferita all’anno 1998 e rilevata dalla CCIAA di Bolzano;

 

POP98 = la popolazione residente nei comuni nell’anno 1998, rilevata dall’ASTAT;

 

PEND= il flusso comunale netto, riferito all’anno1998, dei pendolari per lavoro calcolato come differenza tra il numero di pendolari in entrata e quello dei pendolari in uscita nel comune di riferimento, rilevati dall'ASTAT; un valore negativo della variabile PEND segnala che il comune presenta un flusso netto di pendolari verso altri comuni;

 

PREST= il numero delle presenze turistiche nei comuni della provincia relativo all'anno 1998 e rilevato dall'ASTAT.

 

I parametri (coefficienti) stimati  per l'equazione I) sono i seguenti:

 
 

Superficie di vendita al dettaglio

Ss =
gV =

2,516

+ 1,623 POP98

BEV98

+ 5,096 PEND

PEND

+ 0,225 PREST/365

ZT/365

(0,044)

(18,086)

(10,826)

(0,883)

Tra parentesi sono riportati i valori del test t di student dei parametri.

 

I risultati delle stime econometriche dimostrano la forte capacità esplicativa del modello di domanda specificato per il commercio al dettaglio in provincia di Bolzano. Le variabili considerate spiegano una percentuale elevata - pari ad oltre 82% - della varianza della superficie di vendita complessiva dei 110 comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti.

 

La significatività statistica delle singole variabili considerate è assai elevata come si rileva dai valori del test t di student con riferimento alla popolazione residente e al flusso netto di pendolari per lavoro. Risulta, al contrario, insufficiente la significatività statistica dell'intercetta - che nell’equazione della superficie stimata Ss  assume il valore di 2,516 - e quella del numero delle presenze turistiche rapportate all’anno (PREST/365). L'effetto, a prescindere dalla ridotta significatività statistica della variabile PREST/365, attestata dal valore del test t inferiore al livello minimo di significatività, si vede dal valore 0,225 del coefficiente stimato che è molto inferiore a quello di un abitante residente (o di un pendolare).

 

I vari test di stabilità dei risultati della stima, effettuati su sottocampioni dell'universo osservato, dimostrano che l’influenza delle presenze turistiche è maggiore, e più significativa statisticamente, per i piccoli comuni. La variabile in parola spiega, peraltro, in modo sempre significativo il numero dei punti vendita presenti nei comuni.

 

3. L’URBANISTICA COMMERCIALE

 

3.1 Premessa

 

Con la nuova legge provinciale sul commercio, la struttura della rete distributiva è definita dall’interazione di due livelli istituzionali. Alla Provincia sono riservate le funzioni normative, di indirizzo, di controllo e di coordinamento, ai comuni è assegnato un ruolo attuativo (elaborazione degli strumenti di pianificazione commerciale, procedure autorizzative).

Spetta alla Provincia la localizzazione degli ambiti commerciali gerarchicamente più elevati, dove si insediano le grandi strutture di vendita, ossia l’individuazione:

- delle aree metropolitane omogenee, caratterizzate da un nucleo commerciale centrale (centro storico) e da eventuali poli complementari periferici;

 

- delle aree urbane sovracomunali configurabili come un unico bacino d’utenza.

 

Spetta inoltre alla Provincia determinare:

 

- i criteri localizzativi per gli strumenti di pianificazione comunale;

 

- gli standard di impatto ambientale.

 

Per la parte attuativa, al Comune rimane l’importante compito di organizzare sul suo territorio la localizzazione delle medie strutture di vendita, definendo i relativi ambiti commerciali.

 

La gestione urbanistica del commercio dovrebbe principalmente poggiare su un modello insediativo che definisca opportunamente i seguenti punti:

 

- gli ambiti commerciali e il loro ruolo ovvero la loro capacità di attrazione;

- le tipologie di esercizi da insediare nei diversi ambiti commerciali;

- i tipi di esercizi da ammettere al di fuori di detti ambiti commerciali;

- le dotazioni infrastrutturali richieste nei vari casi.

La strumentazione che l’urbanistica commerciale può mettere a disposizione del governo del settore è di tipo propositivo (individuazione delle aree commerciali) e di tipo vincolistico (zoning, standard infrastrutturali), variamente combinabili tra loro.

 

3.2 Impatto urbano e classi di attrazione

 

Ai fini della verifica di compatibilità urbanistica, per attrazione si deve essenzialmente intendere la capacità di un esercizio di indurre mobilità servita da mezzi meccanici. La gerarchia delle classi di attrazione dipende dunque essenzialmente dalla dimensione del bacino di utenza che ricade fuori del raggio di mobilità pedonale, cioè esterno al vicinato.

 
1) Alta attrazione
 

Possono essere considerati esercizi commerciali ad alta capacità di attrazione:

 

- grandi strutture di vendita

 

- medie strutture di vendita specializzate.

 
2) Media attrazione
 

Possono essere considerati esercizi commerciali a media capacità di attrazione:

 

- medie strutture di vendita

 

- piccole strutture di vendita specializzate.

 

3) Bassa attrazione

 

Possono essere considerati esercizi commerciali a capacità di attrazione bassa o nulla:

 

- piccole strutture di vendita despecializzate.

 

La capacità attrattiva come sopra definita non è tuttavia indipendente dal tipo di merce. In particolare, può essere notevolmente minore per merci estensive, caratterizzate cioè da una basso numero di beni per unità di superficie: arredamento, automobili ecc. Per le merci estensive, separatamente zonizzate, può essere quindi previsto un diverso fabbisogno infrastrutturale.

 

3.3Tipologie di esercizio commerciale e zone

 

Una volta dimensionato il fabbisogno di superfici di vendita per tipologia di esercizio, si deve valutare la possibilità di reperire gli spazi necessari, nell’ambito delle zone deputate, all'interno del tessuto urbano esistente.

 

Grandi strutture

 

Gli esercizi con superficie di vendita compresa tra 501 e 1000-1500 m² possono trovare agevolmente collocazione in zone urbane residenziali o miste. Esercizi con superfici maggiori possono incontrare oggettive difficoltà ad inserirsi in costruzioni non specificamente progettate per contenere funzioni commerciali.

 

Quest’ultima trance del fabbisogno dovrà presumibilmente trovare collocazione in nuove strutture edilizie, con possibili differenziazioni tipologiche: capannoni per le merci estensive, grandi magazzini per le merci intensive. Mentre per quest’ultima tipologia è pensabile una collocazione interna al tessuto edilizio residenziale, per le merci estensive è probabilmente preferibile individuare una collocazione più periferica.

 

Medie strutture

 

Il fabbisogno di superficie di vendita delle medie strutture, deve tendenzialmente essere soddisfatto all’interno del tessuto urbano esistente, anche per mezzo di interventi di ristrutturazione urbana. La determinazione del fabbisogno ha quindi anche lo scopo di consentire ai comuni di elaborare un’adeguata strategia insediativa all’interno dei propri Piani urbanistici.

 

Piccole strutture

 

La dinamica di questi esercizi è regolata unicamente dal gioco del mercato liberalizzato.

 
3.4 Standard infrastrutturali
 

Come accennato, il fabbisogno infrastrutturale generato dalle attività commerciali andrebbe determinato caso per caso, in relazione alle numerose variabili (merceologia, dimensione, ubicazione, contesto, utenza) che influiscono sui modi e sui tempi della mobilità indotta. Gli standard urbanistici vanno quindi considerati come indicatori di massima, la cui determinazione dovrebbe basarsi innanzitutto sugli effetti prodotti dall'applicazione degli standard attuali.

 

Si dovrebbe tuttavia evitare di attribuire un peso eccessivo al tema degli standard urbanistici. Gli obiettivi di una politica localizzativa del commercio non dovrebbero limitarsi a stabilire standard più precisi o più esigenti in relazione agli spazi per la sosta e al dimensionamento delle strade. Non si tratta semplicemente di cautelarsi dagli effetti congestionanti del commercio, si tratta piuttosto di orientare e promuovere la localizzazione delle attività commerciali in modo da costituire una rete distributiva efficiente, in grado di interagire positivamente con le altre funzioni urbane.

 

Per raggiungere questo obiettivo può essere più importante stabilire i criteri per i quali gli standard infrastrutturali possono non essere vincolanti, in tutto o in parte, come avviene normalmente nei centri storici e come potrebbe essere previsto negli ambiti urbani nei quali si ritiene opportuno concentrare la presenza di determinate tipologie commerciali.

 

In altri termini, l'imposizione di standard infrastrutturali potrebbe rivelare una maggiore utilità come strumento di dissuasione nei confronti delle tendenze insediative che si intendono contrastare, piuttosto che come verifica di compatibilità urbanistica. degli insediamenti commerciali.

 

3.5 Linee guida per la verifica di compatibilità urbanistico-ambientale

 

Il modello di valutazione della domanda commerciale fornisce elementi di valutazione per il dimensionamento di massima delle superfici commerciali allocabili nelle diverse realtà locali. Il confronto tra questa stima e la consistenza attuale della rete distributiva consente una valutazione circa il fabbisogno di nuovi spazi commerciali, cui può essere sommato il fabbisogno aggiuntivo causato dai prevedibili trasferimenti. Di fronte a questo fabbisogno stimato, e in relazione ai diversi livelli di responsabilità nella gestione del territorio, alla Provincia e ai Comuni spetta il compito di:

 

- verificare la capacità dei sistemi urbani esistenti di assorbire le nuove superfici commerciali previste;

 
- delimitare le parti del territorio già urbanizzato dove tali superfici posso essere opportunamente allocate (ambiti commerciali);
 
- individuare parti del territorio non urbanizzato dove insediare le attività commerciali che non sia possibile od opportuno prevedere all'interno delle aree già urbanizzate;
 
- assicurare ad ogni ambito commerciale la necessaria dotazione infrastrutturale;
 
- adottare politiche insediative volte a favorire la concentrazione degli esercizi negli ambiti così definiti, e a scoraggiare o impedire il loro insediamento nelle rimanenti parti del territorio.
 

Per governare efficacemente la presenza del commercio nel territorio, il riferimento alla merceologia è necessario ed insostituibile. La distinzione tra settore alimentare e non alimentare, introdotta come principio legislativo con lo scopo tra l’altro di assicurare una specifica professionalità a quanti esercitano il commercio degli alimenti, può essere utile ma non sufficiente.

 

Per "stabilire la compatibilità urbanistica ed ambientale delle diverse strutture di vendita" come richiede l'art. 3 della legge provinciale, al fine di assicurare un minimo di attendibilità alla valutazione degli effetti urbanistici derivanti dall'attivazione di una determinata superficie commerciale, andrebbe fatto riferimento quanto meno al tipo di merce (intensivo o estensivo) e al tipo di assortimento (specializzato o despecializzato).

 

Standard urbanistici

 

Un supermercato alimentare o un negozio d'arredamento della stessa superficie commerciale producono effetti urbani completamente diversi, ad iniziare dalla necessità di parcheggi.

 

La legge urbanistica provinciale prevede all’art. 123 un rapporto invariabile tra numero di parcheggi e nuovo volume edificato (1/200m3) che sembra nettamente sottodimensionato nel caso di attività commerciali con alta capacità di attrazione: per centri commerciali o ipermercati e per grandi strutture in genere si richiede una quantità di posti macchina per m3 almeno doppia.

 

Inoltre, il rispetto di tale rapporto non è richiesto per i cambi di destinazione d'uso, il che rende ancor più problematico il controllo della compatibilità urbanistica sulle trasformazioni della rete commerciale all'interno dei tessuti urbani esistenti, proprio dov'è maggiore il rischio che si producano gravi effetti negativi.

 

Per contro, è evidente la difficoltà di trasformazione che caratterizza le parti della città più consolidate (non solo i centri storici), e quindi la difficoltà di adeguamenti infrastrutturali. Di qui la doppia necessità di modulare da un lato le richieste infrastrutturali (parcheggi), e di provvedere dall'altro alla realizzazione di infrastrutture per iniziativa pubblica o mista.

 

L'elaborazione degli strumenti di pianificazione dovrebbe attenersi ad alcuni criteri generali e ad altri specifici per i diversi ambiti territoriali previsti dalla legge.

 

Criteri generali

 

- Garantire a ciascun cittadino le migliori opportunità di accesso a merci e servizi;

 

- concentrare gli esercizi commerciali in ambiti delimitati;

 

- stabilire una gerarchia degli ambiti commerciali in funzione della loro capacità di attrazione ossia del loro bacino d'utenza;

 

- valorizzare la funzione commerciale come fattore di socializzazione;

 

- promuovere sinergie con altri spazi e servizi collettivi;

 

- integrare gli spazi commerciali con le necessarie infrastrutture per la mobilità individuale e per il trasporto collettivo;

-ridurre al minimo la mobilità indotta dall'attrazione commerciale.

 

Criteri specifici per ambiti territoriali

 

a) Comprensori e aree sovracomunali

 

- Verificare in primo luogo la possibilità di collocare le grandi strutture di vendita e gli eventuali centri commerciali all'interno del territorio già urbanizzato;

 

- individuare i Comuni cui assegnare insediamenti commerciali sovracomunali tenendo conto della capacità insediativa offerta dalla struttura urbana esistente e dell'accessibilità (distanze medie e infrastrutture);

 

- prevedere insediamenti commerciali sovracomunali al di fuori del territorio già urbanizzato solo nel caso si dimostri impossibile il loro inserimento nelle strutture urbane;

 

- predisporre uno studio di impatto ambientale proporzionato alla rilevanza dell'insediamento e alla criticità della sua collocazione.

 

b) Aree urbane

 

- Favorire all'interno delle periferie residenziali la concentrazione delle strutture di vendita in ambiti definiti ed attrezzati (strade, piazze e gallerie commerciali);

 

- consentire la libera diffusione nelle zone residenziali delle piccole strutture di vendita aventi carattere di servizio di prossimità (negozi di vicinato a impatto zero);

 

- individuare ambiti commerciali specifici per le merci estensive.

 

c) Centri storici

 

- Favorire l'insediamento dell'intera gamma delle strutture di vendita (piccole, medie, grandi e centri commerciali, con la sola eccezione delle merci di tipo estensivo);

 

- salvaguardare le altre funzioni urbane presenti nel centro storico dal rischio di esserne espulse;

 

- verificare la compatibilità complessiva tra l'attrazione commerciale e le infrastrutture di accesso e sosta del centro storico.

 

d) Centri di minore consistenza demografica

 

- Concentrare attorno all'esercizio commerciale tutte le attività di servizio ed i servizi collettivi per raggiungere la necessaria "massa critica".

 

4. INDIRIZZI E CRITERI PROGRAMMATORI PER LE GRANDI STRUTTURE DI VENDITA

 

4.1 Premessa

 

Attualmente in provincia di Bolzano, secondo i dati della ripartizione commercio, sono operanti 133 grandi strutture con una superficie complessiva di vendita pari a 135.806  m² corrispondenti al 20,5% della superficie commerciale complessiva registrata nel 1998. La componente alimentare, se opportunamente disaggregata dal totale secondo verifiche specifiche sulle singole strutture, con una superficie pari a m² 29.586, copre una quota del 21,79% della superficie di vendita delle grandi strutture. Nei centri classificati di rilevanza provinciale ricadono attualmente 90 strutture di grandi dimensioni con una superficie pari a 96.165 m².

 

Le disponibilità residue di superficie per le grandi strutture in base alla L.P. 12 dicembre 1997, n.17 sono le seguenti: Bolzano 585 m², Merano 0 m², Bressanone 1.500 m², Brunico 1500 m², Laives 1500 m² (riservate ai centri storici): in totale per la provincia di Bolzano è ancora disponibile un contingente di 5085 m². Sono inoltre disponibili 1.503 m² in base al vecchio piano provinciale per le grandi strutture di vendita. L'intensità delle grandi strutture, misurata rapportando la superficie distributiva alla popolazione residente del bacino d’utenza associato al centro d’interesse provinciale è tutt'altro che uniforme nei diversi comprensori.

 

Le grandi strutture hanno una funzione compatibile con l'obiettivo prioritario del mantenimento della capillarità del servizio distributivo solo se poste nei fulcri gravitazionali del commercio. L’insediamento di un centro commerciale artificiale, quando si configura come una grande struttura estranea al tessuto urbano, risulta, di massima, non opportuno, per l’impatto negativo sulla vitalità e qualificazione, in particolare del centro storico.

 

L’inserimento di nuove grandi strutture di vendita nel tessuto commerciale provinciale va altresì graduato nel tempo in modo tale da accertarne gli effetti con apposito monitoraggio.

 

4.2. Indirizzi e criteri: disponibilità di superficie

 

Guardando al trend di crescita di lungo periodo delle grandi strutture, dato il vincolo di salvaguardare il servizio di prossimità, una disponibilità aggiuntiva di superficie del 10% per l’ampliamento delle grandi strutture già esistenti e di un ulteriore 8% per l’apertura di nuove grandi strutture, dovrebbe soddisfare le esigenze d’ammodernamento della rete commerciale al dettaglio.

 

L’ampliamento di grandi strutture già esistenti nei Comuni classificati inferiori o di tipo periferico, è consentito comunque nella misura massima del 50% della superficie di vendita dell’esercizio autorizzata alla data di approvazione dei presenti indirizzi, a condizione che la superficie di vendita non superi la soglia dei 1.000 m². L’ampliamento è consentito anche oltre tale limite, indipendentemente dal tipo di zona, nel caso di grandi strutture di vendita giá in possesso della tabella VIII, per la superficie eccedente quella autorizzata, attivata da almeno 5 anni e comunque non superiore ai 2.000 m², purché i locali abbiano giá ottenuto destinazione d’uso per il commercio al dettaglio.

 

Resta ferma la possibilità di trasferimento e di ampliamento nella zona A ”centro storico”, come definito dal piano urbanistico comunale in base al decreto ministeriale 2 aprile 1968, nei comuni di rilevanza provinciale e comprensoriale-subcomprensoriale, rispettivamente per le grandi strutture di vendita con presenza anche di generi alimentari e per quelle con sole merceologie non alimentari.

 

Il rilascio di autorizzazioni per il commercio al dettaglio in zone per insediamenti produttivi, non è soggetto ai limiti di superficie di vendita di cui sopra, in quanto in tali zone il commercio al dettaglio è limitato, in base alla legge urbanistica provinciale, solo ad alcuni articoli e a merceologie estensive. Rispetto al riparto della nuova disponibilità di superficie di vendita per le grandi strutture va attribuita priorità nell'ordine:

1) all'ampliamento di grandi strutture già ubicate nel centro storico;

2) all’ampliamento della superficie connesso al trasferimento di grandi strutture di vendita nel centro storico;

 

3) all'apertura di grandi strutture con recupero di superfici già destinate (alla data del 1999) al commercio al dettaglio;

 

4) all'apertura di nuove grandi strutture prive dei requisiti di cui ai punti precedenti.

 

Una ripartizione della nuova disponibilità di superficie di vendita tra le aree associate ai centri di interesse provinciale direttamente proporzionale alla quota di superficie delle grandi strutture di vendita, provocherebbe un’ulteriore concentrazione delle grandi strutture nei centri di gravitazione maggiore, che già si collocano sopra la media in termini di densitá delle grandi strutture.

 

La distribuzione attuale sul territorio provinciale delle grandi strutture di vendita, specificata in funzione delle aree di gravitazione associate ai centri di rilevanza provinciale, emerge se si confrontano:

 

A) le quote della superficie complessiva di vendita;

 

B) le quote della superficie delle grandi strutture.

 

Tali quote sono riportate nella tabella seguente:

 
Zona di gravitazione

Quota A (%)

Quota B (%)

Bolzano (Bolzano+Salto Sciliar)

32,93

40,75

Bressanone (Valle Isarco+Alta Val Isarco)

13,90

14,85

Brunico (Val Pusteria)

16,52

12,47

Appiano Laives (Oltradige+Bassa Atesina)

12,48

8,94

Merano (Burgraviato+Val Venosta)

24,17

22,99

Provincia Bolzano

100,0

100,0

Fonte: ripartizione commercio Provincia autonoma di Bolzano.

 

Si propone perciò, con riferimento alla nuova disponibilità di superficie di vendita per le grandi strutture, di assegnare:

 

1) una quota tra il 30% ed il 50% della disponibilità, in proporzione alla quota A), cioè alla superficie di vendita esistente (domanda espressa);

 

2) la percentuale residua secondo una logica di riequilibrio, a vantaggio cioè delle comunità associate ai centri di rilevanza provinciale, con una quota della superficie della grande distribuzione inferiore a quella della superficie complessiva. Più precisamente: se la quota B) è maggiore della A) non va attribuita alcuna superficie di riequilibrio; se invece si verifica la situazione opposta, si ripartisce la superficie aggiuntiva totale in proporzione al deficit emergente.

 

Qualora le scelte di programmazione economica ed urbanistica effettuate a livello provinciale  dovessero contemplare l’attribuzione di particolari funzioni sovraordinate ad uno o più centri di gravitazione, si dovrebbe procedere alla revisione delle modalità di   suddivisione con attribuzione a tali centri di un plus di superficie di vendita per tenere conto della gerarchia che si verrebbe a formare tra le diverse zone di gravitazione commerciale.

 

In seguito all’espansione della superficie di vendita in base alle previsioni di cui sopra, le grandi strutture di vendita accrescerebbero di alcuni punti la loro quota percentuale in quanto le altre categorie, cioè vicinato e medie strutture, espanderanno nel complesso, si prevede, di poco la superficie commerciale.

 

La distribuzione temporale ottimale dell'assegnazione della nuova disponibilità dovrebbe avvantaggiare il primo biennio del periodo di validità del piano in quanto si è verificato un periodo di sospensione nella autorizzazione all’apertura di grandi strutture, ai sensi dell’articolo 26, della legge provinciale 17 febbraio 2000, n.7.

 

Nel corso dei 5 anni di validità del piano provinciale, può essere effettuata una verifica periodica della consistenza della rete di vendita a livello provinciale. Se si riscontra una incidenza delle grandi strutture di vendita sulla rete commerciale complessiva, inferiore a quella esistente alla data di approvazione del piano, la percentuale di crescita prevista per le grandi strutture di vendita, può essere adeguata in modo proporzionale.

 

4.3 Indirizzi e criteri: localizzazione, parcheggi , accessibilitá e inquinamento

Localizzazione

 

L'effetto delle grandi strutture dipende dalle merceologie trattate e dall’ampiezza della superficie distributiva. Se tra le merceologie trattate figura l'alimentare, la collocazione della grande struttura all'interno o in prossimità di comuni periferici di ridotte dimensioni, risulta per lo piú indesiderabile. Il grande supermarket con la sua forza di gravitazione commerciale perturba l'erogazione dei servizi di prossimità (vendita alimentari soprattutto) e provoca desertificazione commerciale nei comuni periferici.

Diverso è il caso di grandi strutture con merceologie non alimentari. Si pensi, ad esempio, al caso della vendita di mobili. Una superficie di 600 m² destinata a quest'ultima merceologia, non qualifica il punto vendita, se non formalmente per la prescrizione della legge provinciale, come una grande struttura di vendita. Mobili, utensili da lavoro, altre merceologie "estensive" hanno, infatti, poche possibilità di offrire un assortimento adeguato alle esigenze dell'acquirente-consumatore se mantenute sotto la soglia dimensionale dei 501 m².

 

Nel caso di merceologie estensive, il rischio della perdita del servizio di prossimità va, in linea di principio, accettato perché altrimenti si favorisce una cristallizzazione della rete distributiva esistente. E  la mobilità dell'acquirente sul territorio, in mancanza di una reale concorrenza locale, a mettere comunque a rischio la sopravvivenza di esercizi che trattano prodotti ad alto valore unitario e a bassa rotazione. Se l’offerta distributiva non si adegua localmente alla domanda di consumo è il consumatore che cerca soluzioni fuori dal sistema locale. Le strutture distributive di vicinato e medie, se non essenziali per il servizio di prossimità, devono pertanto dimostrarsi capaci di esprimere un reale vantaggio competitivo nella loro localizzazione, anche periferica.

 

Da queste considerazioni si evince che:

 

a) le grandi strutture con la presenza di generi alimentari vanno localizzate nei comuni di rilevanza provinciale o comprensoriale, a condizione che la superficie di vendita non superi la soglia, rispettivamente dei 2.000 m² e dei 1.500 m²;

 

b) nei comuni di rilevanza sub-comprensoriale non è consentita l’apertura di nuove grandi strutture, mentre è ammesso l’ampliamento di quelle esistenti, a condizione che la superficie di vendita non superi la soglia dei 1.000 m².

 

Rispetto ai limiti di superficie di cui ai punti precedenti, è ammessa una tolleranza del 10%.

 

Un ulteriore criterio di suddivisione delle grandi strutture con merceologie non alimentari potrebbe essere tracciata in funzione della presenza o meno dell'abbigliamento. Questa ulteriore suddivisione troverebbe giustificazione nel fatto che l'abbigliamento rappresenta spesso una merceologia congiunta all'alimentare nelle strutture di vicinato situate in comuni a rischio di desertificazione commerciale.

 

Resta, in ogni caso esclusa la localizzazione delle grandi strutture nelle zone appartenenti alle frazioni del comune, anche se classificate urbanisticamente come centro storico.

 

Parcheggi

 

Le relazioni tra la tipologia degli esercizi, le zone commerciali ed il fabbisogno di parcheggi sono riassunte nella seguente tabella:

 

Tipologie di esercizio

Dotazione di parcheggi

Zona / Fläche 1

Zona / Fläche 2

Zona / Fläche 3

Grandi strutture  alimentari

esente

15 *

(incompatibile)

Grandi strutture  non alimentari

esente

(incompatibile)

(incompatibile)

Centri commerciali

esente

(incompatibile)

(incompatibile)

Merci estensive

(incompatibile)

50 *

50 *

*m2di superficie commerciale per posto macchina

 

È opportuno precisare che l'esenzione dalla verifica degli standard urbanistici (parcheggi) prevista per le attività commerciali insediate in Zona 1, non significa che per tali esercizi e particolarmente per le grandi strutture ed i centri commerciali non siano richieste adeguate infrastrutture, ma solo che esse si intendono realizzate o pianificate globalmente, per l'intera zona commerciale.

 

Accessibilità

 

L’impatto delle strutture commerciali sul traffico è duplice: da un lato si deve considerare il traffico aggiuntivo causato dall’attrazione commerciale, dall’altro, si deve tener conto del fatto che le manovre d’accesso e per la ricerca della sosta degradano sensibilmente il ”livello di servizio” delle strade, riducendone la capacità teorica secondo un fattore che può arrivare fino a 0.6. Di conseguenza, la compatibilità tra esercizi commerciali e rete stradale va valutata sia in relazione al traffico aggiuntivo, sia in relazione alle interferenze tra traffico commerciale e traffico generale. Tale compatibilità è schematicamente riassunta nella seguente tabella.

 
Tipologia strade

Grandi strutture centri commerciali

Strade primarie

con svincoli

Strade di scorrimento

compatibile

Strade di quartiere

incompatibile

Strade locali

incompatibile


Al di fuori della Zona 1 l’insediamento di esercizi commerciali non è comunque ammissibile se il rapporto tra la portata effettiva rilevata e la capacità teorica delle strade interessate è superiore a 0.7.

 
Inquinamento
 

Analogamente a quanto previsto per l’accessibilità, al di fuori della Zona 1 l’insediamento di esercizi commerciali non è comunque ammissibile, se il livello di concentrazione degli inquinanti atmosferici rilevato nelle strade interessate è superiore ai livelli di attenzione stabiliti dalle norme vigenti.

 

Come parametri di riferimento, allo stato attuale dell’evoluzione normativa possono essere presi in considerazione:

 

- benzene < 10 microgrammi/m³ (media annuale)

 

- Pm 10 (polveri) < 40 microgrammi/m³ (media annuale).

 

Va inoltre considerato che per tali valori limite è previsto il dimezzamento rispettivamente in 5 e 10 anni.

 

5. INDIRIZZI E CRITERI PROGRAM-MATORI PER LE MEDIE STRUTTURE DI VENDITA

 

5.1 Premessa

Le medie strutture rappresentano il fulcro della strategia di sviluppo della rete commerciale della provincia di Bolzano. La scelta strategica della ”medietà” commerciale consente infatti, nella specifica realtà rurale-montana, di superare la contrapposizione, rimasta forse in buona parte latente, tra le piccole e grandi strutture distributive.

 

Il confronto tra i dati statistici del 1998 e del 1989 dimostra che la superficie complessiva degli esercizi con superficie di vendita fino a 100 m² è rimasta quasi invariata, mentre è aumentata nel complesso quella delle strutture comprese tra 101-500 m². Le medie strutture rappresentano la componente dinamica della rete commerciale al dettaglio in provincia di Bolzano. L'ammodernamento della rete di vendita negli anni 1990 ha fatto leva proprio sulle strutture di medie dimensioni. La scelta di fondo che sta alla base delle linee operative per la programmazione delle medie strutture di vendita, consiste nell’articolare il loro dimensionamento a due livelli territoriali: comprensoriale e comunale.

 

La nuova legge provinciale sul commercio attribuisce la competenza relativa alle strutture di medie dimensioni al comune. Occorre ricordare che l'autorizzazione all'apertura, al trasferimento di sede e all'ampliamento della superficie, è rilasciata dal sindaco del comune competente per territorio nel rispetto degli indirizzi e criteri programmatori provinciali e degli strumenti di pianificazione comunale, nonché degli strumenti urbanistici comunali. La Provincia Autonoma di Bolzano è pertanto chiamata a definire gli indirizzi ed i criteri di programmazione per le medie strutture di vendita allo scopo di orientarne la pianificazione a livello comunale.

 

5.2 Indirizzi e criteri

 

La programmazione commerciale al livello comunale mira a realizzare un coordinamento puntuale tra la disciplina commerciale e l’urbanistica commerciale.

 

A livello comunale è altresì possibile attuare una scelta di differenziazione dell'aliquota dell'ICI per finalità commerciali.

Le scelte di programmazione delle amministrazioni comunali si esprimono in un piano comunale per il commercio, elaborato in conformità ad uno studio preliminare delle caratteristiche e dell’evoluzione dell'offerta e della domanda commerciale in termini sia quantitativi sia qualitativi. Lo studio preliminare è finalizzato a chiarire gli effetti sul commercio dell'evoluzione della popolazione, della domanda turistica, della mobilità sul territorio e della gravitazione commerciale esercitata dagli altri comuni, di quelli limitrofi in particolare.

 

Relativamente ai contenuti del piano comunale del commercio, il regolamento d’esecuzione del Nuovo Ordinamento del commercio definisce, all’art.4, gli indirizzi ed i criteri programmatori dell’attività commerciale. Il comma 1 di questo articolo, riprendendo le finalità stabilite dal Nuovo Ordinamento (art1., comma 2), richiama gli obiettivi che gli indirizzi ed i criteri devono perseguire. In particolare, alla lettera c) si ripropone l’obiettivo di rendere compatibile l’impatto territoriale ed ambientale degli insediamenti commerciali con particolare riguardo a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento…”.

 

Al comma 2 dell’articolo in parola, si precisano gli ambiti territoriali delle cui caratteristiche gli indirizzi ed i criteri devono tenere conto. Gli ambiti territoriali individuati sono i seguenti:

 

- comprensori ed aree comunali configurabili come unico bacino d’utenza;

 

- aree urbane;

 

- centri storici;

 

- centri minori ai fini di un miglioramento del tessuto economico e sociale.

 

L’art.5 del regolamento d’esecuzione offre indicazioni circa gli strumenti di pianificazione comunale. La pianificazione comunale (comma 3), obbligatoria per i comuni con oltre 1000 abitanti, deve in particolare definire i limiti di presenza a livello comunale o a livello di ambiti territoriali omogenei più ristretti, delle medie strutture di vendita, tenendo eventualmente conto anche della rete di vendita esistente nei comuni confinanti o limitrofi. Gli strumenti di pianificazione comunale, approvati dal consiglio comunale hanno durata quinquennale e possono essere prorogati dal medesimo organo fino al massimo di due anni.

 

Sulla base di queste premesse giuridiche, il piano comunale per il commercio darà attuazione agli strumenti ed ai criteri fissati a livello provinciale per la programmazione delle medie strutture.

 

Per le medie strutture, allo scopo di rendere trasparente la decisione relativa all'autorizzazione del sindaco all'apertura, al trasferimento o all’ampliamento, per ogni domanda va condotta:

 

- una verifica di compatibilità socio-economica;

 

- una verifica di compatibilità urbanistico-ambientale.

 

L'eventuale diniego dell'autorizzazione da parte del sindaco è giustificabile solo in relazione al mancato rispetto delle condizioni richieste per il superamento di una o ambedue le verifiche. L'autorizzazione o il diniego sono subordinati ad un procedimento da espletare presso gli uffici comunali competenti. L’esame delle domande di autorizzazione accerta la compatibilità con i vincoli e criteri dettati dalla programmazione comunale e provinciale.

 

a) Per lo svolgimento della verifica di compatibilità socio-economica, il piano comunale del commercio stabilisce:

 

- la percentuale della superficie di vendita complessiva da destinare ai settori alimentare e non alimentare nelle diverse zone commerciali, incluso il centro storico. Resta ferma la libertà di entrata del commercio in centro storico cioè l’impossibilità di contingentare la superficie complessiva di vendita in questa zona. Il rapporto equilibrato (percentuali) tra settore alimentare e non alimentare, va stabilito sulla base di un’analisi della situazione della rete comunale del commercio e delle esigenze di salvaguardia del servizio di prossimità anche nelle frazioni;

 

- e modalità ed i tempi di utilizzazione del TM;

 

- le motivazioni che giustificano l'eventuale superamento del TM, riferite a caratteristiche e dinamiche specifiche del commercio nel territorio comunale, devono essere comunicate in forma scritta sia alla ripartizione commercio della Provincia sia al sindaco del comune confinante direttamente interessato da una significativa gravitazione commerciale;

 

- le soluzioni di tipo organizzativo per l'integrazione e valorizzazione dell’offerta commerciale sul territorio comunale ed in particolare nei centri storici.

 

Il rilascio di autorizzazioni per il commercio al dettaglio in zone per insediamenti produttivi, non è soggetto ai limiti di superficie di vendita di cui sopra, in quanto in tali zone il commercio al dettaglio è limitato, in base alla legge urbanistica provinciale, solo ad alcuni articoli ed a merceologie estensive.

 

b) Per lo svolgimento della verifica di compatibilità urbanistica-ambientale, il piano comunale del commercio stabilisce:

 

- la zonizzazione commerciale;

 

- gli standard di ordine urbanistico ed ambientale da rispettare nelle diverse zone;

 

- il deficit nei servizi comunali (trasporti, illuminazioni, ecc.) in relazione alle esigenze di erogazione dei servizi commerciali.

 

La richiesta di autorizzazione per la media struttura di vendita non implica alcun tipo di verifica quando si tratta: di nuova apertura, ampliamento o trasferimento in centro storico (frazioni escluse), con recupero di superfici commerciali già esistenti nei settori di riferimento.

 

Le verifiche di compatibilità socio-economica e urbanistico-ambientale per le medie strutture di vendita, condotte secondo una logica comunale, presentano dei grossi limiti quando:

 

a) l'offerta commerciale si sviluppa lungo assi stradali statali o provinciali di comune interesse;

 

b) le zone residenziali di piú comuni sono attigue e formano un ”continuum” commerciale cosicché la gravitazione commerciale reciproca raggiunge livelli elevati.

 

Per risolvere tali questioni, di rilevanza sovra-comunale, si potrebbero attivare degli accordi territoriali, sotto forma di patti territoriali per il commercio. Il patto territoriale dovrebbe attivare l’elaborazione di una proposta di localizzazione delle medie strutture sulle arterie viarie di rilevanza sovracomunale e/o nelle zone commerciali ritenute di rilevanza sovracomunale. La proposta sarebbe poi sottoposta alle amministrazioni comunali per l’approvazione ed il conseguente recepimento nel piano comunale del commercio e, se del caso, nella pianificazione urbanistica comunale. L'attivazione del patto territoriale dovrebbe comportare la ridefinizione del TM dei comuni in relazione alle necessità del territorio interessato dal patto commerciale.

 

5.3 Il tetto massimo consigliato (TM)

 

Allo scopo di rendere organiche le scelte dei diversi comuni sulle autorizzazioni per medie strutture di vendita fuori delle zone particolarmente vocate al commercio (zona 1) si applica il meccanismo precisato di seguito che quantifica il tetto massimo (TM) consigliato di nuova disponibilità di superficie di vendita per l’apertura o l’ampliamento delle medie strutture a livello comunale nel periodo di validitá del piano. Il TM rappresenta un orientamento, cioè un valore consigliato da parte della Provincia, che non assume natura cogente di tipo pianificatorio per il Comune.

 

Il TM è una nuova disponibilità che può essere utilizzata completamente, solo in parte o rimanere anche del tutto inutilizzata quando mancano le richieste di autorizzazione all'apertura di nuove strutture o all’ampliamento di quelle esistenti. Per la quantificazione del tetto massimo (TM) consigliato, la Provincia definisce per ogni comune le seguenti variabili:

 

-superficie commerciale complessiva effettiva (Se);

 

-superficie commerciale complessiva stimata (Ss) per i comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti, definita sulla base della seguente equazione:

 
Ss =

2,516

+ 1,623 POP

+ 5,096 PEND

+ 0,225 PREST/365

Ff =

2,216

+ 1,623 BEV

+ 5,096 PEND

+ 0,225        ZT/365


- deficit di superficie commerciale complessiva (Df =Ss-Se);

 

- coefficiente minimo di crescita della superficie delle medie strutture (Cm);

 

- superficie commerciale effettiva delle medie strutture (Sem);

 

- nuova disponibilità minima di superficie per medie strutture (NDM);

 

- nuova disponibilità di superficie per riequilibrio medie strutture (NDR);

 

- percentuale comprensoriale della superficie di vendita totale occupata dalle medie strutture (w);

 

Il procedimento di calcolo del tetto massimo (TM) si sviluppa in vari passaggi:

 

1) ad ogni comune è accordata una nuova disponibilità minima di superficie (NDM=Sem*Cm) calcolata moltiplicando Sem per Cm. Il coefficiente Cm è differenziato per comune secondo la collocazione del medesimo nell'ordinamento gerarchico. Si accorda un coefficiente crescente con l'importanza all'interno dell'ordine gerarchico.

 

Cm = 0,15 per i centri di rilevanza provinciale;

 

Cm= 0,10 per i centri di rilevanza comprensoriale e sub-comprensoriale;

 

Cm = 0,08 per i centri inferiori.

 

2) ad ogni comune con popolazione inferiore a 10 mila abitanti è attribuita una nuova disponibilitá di superficie di riequilibrio (NDR=Df*w), pari al deficit (Df) moltiplicato per un coefficiente w. Se il deficit assume valore negativo (Df<0), in quanto la superficie commerciale effettiva è maggiore di quella stimata (Se>Ss), allora la superficie di riequilibrio sarà nulla (NDR=0);

 

3) il coefficiente di riequilibrio (w) è determinato rapportando la superficie di vendita medie strutture, riferita al comprensorio d’appartenen-za del comune, alla superficie totale (w=superficie comprensoriale di vendita delle medie strutture/ superficie comprensoriale di vendita totale);

 

4) TM = NDM +NDR = Se * Cm + Df*w

 

Per i comuni con popolazione inferiore a 10 mila abitanti, inoltre il TM corrisponde alla somma di due componenti:

 
- la prima, calcolata in percentuale sulla superficie di vendita delle medie strutture, segue la logica già specificata per i comuni di rilevanza provinciale; il valore minimo assegnato ad ogni comune per questa prima componente di TM è pari a 151 m². Ad ogni comune spetta cioè (anche se attualmente sprovvisto di medie strutture) una NDM non inferiore a 151 m². Per i comuni di Lauregno e di Cortaccia, ad esempio, NDM=151 m²  perché Sem=0 nel primo comune e Sem=196 m² nel secondo comune;
 
- la seconda mira a consentire lo sviluppo delle medie strutture laddove il modello di domanda segnali l'esistenza di un deficit di superficie ovvero di potenzialità inespresse dal lato dell’offerta commerciale. L'esigenza di un riequilibrio per le medie strutture si spiega anche in relazione ai vincoli, previsti per questi comuni, all'insediamento delle grandi strutture di vendita. Rispetto al calcolo della componente di riequilibrio, moltiplicando Df*w si calcola la parte del deficit da attribuire alle medie strutture. Si applica l'incidenza (w) delle medie strutture calcolata a livello comprensoriale, piuttosto che a livello comunale, per attivare un processo di ammodernamento dal basso, più forte dove minore è la quota della superficie complessiva di vendita attualmente coperta dalle medie strutture. W rappresenta cioè un coefficiente di convergenza dell'incidenza delle medie strutture dei comuni verso la rispettiva media comprensoriale.
 

La parte del deficit attribuita alle medie strutture (Df*w) potrebbe essere accordata in modo differenziato a seconda del rapporto tra dimensione media del punto vendita comunale e dimensione media comprensoriale allo scopo di tener conto del fabbisogno di crescita del commercio con concentrazione nelle medie strutture.

 

Per i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti, classificati di rilevanza provinciale, il TM ovvero la NDM è una percentuale (15%) della superficie di vendita esistente per le medie strutture. Si ricorda che per questa categoria di comuni sono definite medie strutture quelle con una superficie compresa tra 151-500 m². Il TM così calcolato esprime il fabbisogno derivante dalla forza di attrazione esistente delle strutture commerciali. Rispetto a questo semplice criterio di calcolo è qui proponibile l'applicazione di un coefficiente di correzione per tener conto dell'incidenza assai differenziata delle medie strutture in questi comuni (ad es. Merano e Bolzano). Gli allegati a) e b) riportano due esempi di calcolo del TM.

 

Il piano comunale puó prevedere che esercizi di vicinato attivi da 5 o più anni, possano essere autorizzati ad ampliare la superficie di vendita fino a 200 o 300 m², rispettivamente nei Comuni con popolazione residente fino o superiore a 10.000 abitanti, indipendentemente dalla disponibilità di superficie per le medie strutture di vendita.

 

Il piano comunale può altresì prevedere che medie strutture di vendita attive da 5 o più anni, possano essere autorizzate una volta ad ampliare la superficie di vendita fino al 30% di quella già autorizzata e comunque non oltre 500 m², indipendentemente dalla disponibilità di superficie per le medie strutture di vendita.

 

5.4 Elementi urbanistici del piano commerciale comunale

 

a) Zone commerciali

 

In relazione alle loro diverse funzioni e caratteristiche, l’individuazione delle aree nelle quali consentire l'insediamento delle diverse tipologie di esercizio commerciale, deve articolarsi in tre classi generali.

 
Zona 1: ambiti commerciali
 

Sono le zone vocate al commercio (i centri storici, in primo luogo) e quelle parti urbane che possono essere individuate come idonei punti di riferimento per l’utenza (strade, piazze e gallerie commerciali). All’interno del perimetro di queste zone la compatibilità urbanistica del commercio è verificata globalmente, piuttosto che con riferimento ai singoli esercizi commerciali, il cui insediamento è quindi considerato generalmente ammissibile.

 
Zona 2: parti urbane compatibili col commercio
 

Sono essenzialmente le zone residenziali, dove, al di fuori delle zone 1 sopradescritte, l’insediamento di esercizi commerciali è ammesso purché sia puntualmente verificata la compatibilità urbanistica e soddisfatto il fabbisogno infrastrutturale (accessibilità e sosta) da essi generato. In tali zone si dovrebbero tendenzialmente insediare quasi unicamente esercizi di prossimità che attivino mobilità esclusivamente pedonale.

 
Zona 3: ambiti commerciali per merci speciali
 

La terza zona è destinata a quelle merci che non si ritiene opportuno commerciare nelle precedenti zone, sia per le caratteristiche della merci stesse (beni di notevoli dimensioni, che richiedono ampie superfici per la loro movimentazione, potenzialmente pericolose ecc), sia per il carattere particolare della domanda (forniture specializzate). Questa zona corrisponde di fatto, in base alle attuali disposizioni urbanistiche provinciali, alla ”zona per insediamenti produttivi”.

 

b) Parcheggi

 

Le relazioni tra la tipologia degli esercizi, le zone commerciali ed il fabbisogno di parcheggi sono riassunte nella seguente tabella:

 

Tipologie di esercizio

Dotazione di parcheggi

Zona 1

Zona 2

Zona 3

Esercizio di prossimità

esente

Esente

(incompatibile)

Piccole strutture

esente

Esente

20 *

Medie strutture

esente

20 *

20 *

Merci estensive

(incompatibile)

50 *

50 *

m2 di superficie commerciale per posto macchina

 

È opportuno precisare che l'esenzione dalla verifica degli standard urbanistici (parcheggi) prevista per le attività commerciali insediate in Zona 1, non significa che per tali esercizi e particolarmente per le grandi strutture ed i centri commerciali non siano richieste adeguate infrastrutture, ma solo che esse si intendono realizzate o pianificate globalmente, per l'intera zona commerciale.

 

c) Accessibilità

 

L’impatto delle strutture commerciali sul traffico è duplice: da un lato si deve considerare il traffico aggiuntivo causato dall’attrazione commerciale, dall’altro, si deve tener conto del fatto che le manovre d’accesso e per la ricerca della sosta degradano sensibilmente il ”livello di servizio” delle strade, riducendone la capacità teorica secondo un fattore che può arrivare fino a 0.6. Di conseguenza, la compatibilità tra esercizi commerciali e rete stradale va valutata sia in relazione al traffico aggiuntivo, sia in relazione alle interferenze tra traffico commerciale e traffico generale. Tale compatibilità è schematicamente riassunta nella seguente tabella.

 
Tipologia stradePiccole strutture

Medie strutture

Strade primarie

sconsigliabile

sconsigliabile

Strade di scorrimento

sconsigliabile

sconsigliabile

Strade di quartiere

compatibile

compatibile

Strade locali

compatibile

compatibile


Al di fuori della Zona 1 l’insediamento di esercizi commerciali non è comunque ammissibile se il rapporto tra la portata effettiva rilevata e la capacità teorica delle strade interessate è superiore a 0.7.

 
d) Inquinamento
 

Analogamente a quanto previsto per l’accessibilità, al di fuori della Zona 1 l’insediamento di esercizi commerciali non è comunque ammissibile se il livello di concentrazione degli inquinanti atmosferici rilevato nelle strade interessate è superiore ai livelli di attenzione stabiliti dalle norme vigenti.

 

Come parametri di riferimento, allo stato attuale dell’evoluzione normativa possono essere presi in considerazione:

 

- benzene < 10 microgrammi/m³ (media annuale)

 

- Pm 10 (polveri) < 40 microgrammi/m³ (media annuale).

 

Va inoltre considerato che per tali valori limite è previsto il dimezzamento rispettivamente in 5 e 10 anni.

 
ALLEGATO A)
 

Comune Egna - comprensorio Oltradige-Bassa Atesina.

Sulla base dei dati statistici della CCIAA di Bolzano, riferiti al 1998, e delle stime del modello di domanda si ottiene:

 
-superficie di vendita complessiva effettiva (esistente):
Se=8091 m²
- superficie di vendita complessiva stimata:
Ss = 2,516 + 1,623 (4256) + 5,096 (186) + 0,225 (41772/365)
= 2,516 + 6907,5 + 947,8 +26,9 = 7884,7
Popolazione = 4256
Flusso netto di pendolari per lavoro = 186
Presenze turistiche complessive = 41772
- deficit di superficie complessiva:
Df =Ss-Se= 7884,7-8091= - 206,3 m²
-coefficiente minimo di crescita della superficie delle medie strutture:
Cm=0,08 - perché Egna è un centro inferiore;
-superficie effettiva (esistente) delle medie strutture:
Sem=3363 m²
- nuova disponibilità minima di superficie per medie strutture:
NDM=3363*0,08=269,4 m²
-nuova disponibilità di superficie per riequilibrio medie strutture:
NDR=0  perché Df<0
-tetto massimo (TM) consigliato medie strutture:
TM = 269,4 m²
TM/Sem=0,08% (livello minimo).
 
ALLEGATO B)
 

Comune Naturno-comprensorio Burgraviato.

 

Sulla base dei dati statistici della CCIAA di Bolzano, riferiti al 1998, e delle stime del modello di domanda otteniamo:

 

-superficie di vendita complessiva effettiva (esistente):

 

Se=6127 m²

- superficie di vendita complessiva stimata:
Ss = 2,516 + 1,623 (5001) + 5,096 (-180) + 0,225 (345289/365)
= 2,516 + 8116,6 – 917,3 + 212,8 = 7414,6
Popolazione = 5001
Flusso netto di pendolari per lavoro = - 180
Presenze turistiche complessive = 345289
- deficit di superficie complessiva:
Df =Ss-Se=1287,4 m²
- coefficiente minimo di crescita della superficie delle medie strutture:
Cm=0,10 - perché Naturno è centro di rilevanza sub-comprensoriale;
- incidenza % della superficie delle medie strutture nel comprensorio di appartenenza:
w= 44,7% = 0,447
- superficie di vendita effettiva (esistente) delle medie strutture:
Sem=3546 m²
- nuova disponibilità minima di superficie per medie strutture:
NDM=3546*0,10=354,6 m²
-nuova disponibilità di superficie per riequilibrio medie strutture:
NDR=1287,4*0,447=575,4 m²
-tetto massimo (TM) consigliato medie strutture:
TM = 354,6+575,4 =930 m²
TM/Sem=26,2%.
 

TABELLA RIASSUNTIVA FASI REDAZIONE PIANO COMMERCIALE COMUNALE

1.     Studio preliminare offerta e domanda commerciale (5.2):

-     struttura commerciale esistente: superficie di vendita piccole, medie grandi strutture, secondo i settori merceologici e le tabelle speciali. Variazioni negli ultimi anni;

-     andamento demografico popolazione del comune;

-     domanda turistica / numero presenze;

-     mobilità sul territorio (attrazione-evasione): pendolarismo;

-     considerazioni su rete vendita comuni confinanti o limitrofi.(facoltativo)

 

2.     Determinazione tetto massimo TM e compatibilità socio-economica (5.3):

-     calcolo del TM e/o della nuova disponibilità minima (NDM);

-     eventuali motivazioni per superamento TM/NDM (facoltativo);

-     eventuale ridefinizione TM/NDM per patto territoriale (facoltativo);

-     ripartizione superficie di vendita disponibile per settori merceologici;

-     tempi di utilizzazione del TM/NDM;

-     previsione ampliamento piccole e medie strutture di vendita indipendentemente dalla disponibilità

di superficie (facoltativo)

 

3.     Zonizzazione commerciale e standard urbanistici – ambientali (5.4):

-     delimitazione zona 1, zona 2 e zona 3;

-     tabella dotazione parcheggi;

-     tabella tipologie strade (indicazione strade) / strutture di vendita compatibili (accessibilità);

-     valori inquinamento / ammissibilità insediamenti commerciali (strade interessate);

-     soluzioni di tipo organizzativo per valorizzazione offerta commerciale (5.2) (facoltativo)